This is the blog for Franko B's sculpture class at Accademia di Belle Arti di Macerata, Italy.

Segnalazione

Premio Celeste 2011
"Walk the Line" di Gloria Cervigni - opera segnalata da Alessandro Facente nella sezione "Installazione, Scultura & Performance"

link: http://www.premioceleste.it/selezioni/pg:it11/pre:it11ins/tipo:a/

invito in cava



Ecco finalmente l'invito...

TESI IN CAVA 9 SETTEMBRE

Ciao a tutti!! Vi mando l'invito alla mia tesi di laurea che si terrà il 9 SETTEMBRE nella cava di travertino ad Ascoli Piceno (località Rosara).

Ecco il programma:

-Arrivo alle ore 18:00 in cava, ci sarà un aperitivo e la possibilità di ambientarsi e visitale lo spazio;

-ore 19:00 discussione di tesi;

-Ore 20:00 inizio spettacolo;

- testo e proiezione video sul "BUIO", di Marco Taddei;

-1° intervento musicale, Tomaso Muzzetto, Tommaso Iraci, Marco Di Girolami, Luca Orsini;

-video mapping, Luca Agnani;

-2° intervento musicale;

-video proiezione "CAVA", Jessica Ballerini;

-3° intervento musicale;

- dialogo teatrale, Maurizio Iachini, Monica Gattari;

- performance "SASSO SPACCA SASSO", Alessandro Virgulti.

Il tutto dovrebbe durare all'incirca un'ora, quindi per le 9:00 o poco più sarà tutto finito.

Vi do delle indicazioni per arrivare comodamente nella cava: Se arrivate dalla A14 uscite a San Benedetto del Tronto e proseguite lungo la superstrada in direzione Ascoli Piceno. Oltrepassate l'uscita Ascoli centro e dopo un traforo trovate l'uscita Rosara. Cominciate a seguire le idicazioni per il paese e dopo 3 chilometri su una curva a gomito in salita avete a destra un cassonetto dei rifiuti e una vecchia cabina dell'enel...Siete così arrivati alla cava.

Allora vi aspetto...In caso di maltempo sarà posticipato l'evento e sarete tempestivamente informati....

1500 parole per video scultura, "PARETE", il mio primo video.


Parete

Nel dizionario è possibile trovare sotto la parola video scultura la seguente dicitura:
video scultura è Opera d'arte contemporanea comprendente l'uso di schermi televisivi o monitor.
Più volte in sede scolastica abbiamo argomentato circa questa disciplina artistica, capendo come questa definizione fosse riduttiva, nel poter esplicare completamente ciò che si intende per video scultura. Le contaminazioni artistiche, specialmente negli ultimi anni, hanno fortemente ampliato i confini delle definizioni e nello stesso utilizzo di materie e materiali. Nel corso delle lezioni scolastiche abbiamo incontrato diversi artisti che hanno usato questo mezzo di comunicazione, integrato con altre discipline, usato in maniera singola, oppure facendolo diventare orchestrazione di un grande evento.
Dunque i confini non esistono più e chi cerca di definirsi in un'unica sostanza appare sterile nella sua ricerca.
Il video è entrato nelle nostre case e spesso sostitiusce intere figure familiari, concedetemi un po' di retorica, ancora più spesso intere generazioni sono sostituite dalla mamma schermo, che li vuole in un modo bene preciso e in categorie prestabilite. Assurdamente potremmo affermare che siamo, viviamo, giochiamo, amiamo, moriamo, nasciamo, ci incazziamo, in un enorme schermo di ultima generazione sottile quanto una sottiletta Kraft della signorina Kaori, siamo parte integrante di una enorme video scultura che si chiama mondo, stà a te capire dove e come starci dentro.

Data la libertà di usi e costumi per questo progetto, ho voluto intraprendere la sfida nella realizzazione di un piccolo montaggio di immagini con saund.
Il primo progetto video nelle mie mani.
Parete è un progetto video che nasce tra mura domestiche. Continuando una serie di disegni iniziati in terra Bulgara. Il numero di elaborati dai pochi centimetri, la metà di un A3, sono aumentati ed hanno ampliato occupato l'ingombro massimo della parete.

Il mio modo di lavorare con l'arte prevede quello di cambiare angolazione di osservazione in maniera continua, in modo da capirne gli errori e gli orrori. Parte di questi disegni appartengono a notti solitarie, rumori confusi, paure fondate, parole non dette, lingue incomprese, tarli nella testa, lavatrici sempre accese altre casa e altri giorni. Contemplano un periodo scandito a fare solo ciò che ti piace fare e godere di quel piacere.
Così questi grovigli di penne e matite dai colori primari, sono diventati atti mutanti di mostri, minotauri, selvaggi, particolari, botanica, fiori, piante cose e città in continua mutazione. Nel momento della conclusione delle produzione grafica, ho iniziato a sfruttare le pareti domestiche come set cinematografico. La macchian fotografica fissa ha scandito la tempistica della formazione della parete, come un enorme mosaico di momenti e tarli celebrali, si sono ramificati e aggrappati alla superficie verticale. I disegni sono moltiplicati e lentamente hanno invaso la parete, arrivando a saturare l'intero campo visivo.
La macchina fotografica, sempre nella stessa posizione ha scandito gli scatti nel tempo e nella loro successione costruiscono il movimento. Gli scatti realizzati si susseguono in maniera sincopata e disordinata. L'intento è quello di creare una superficie visiva che attraverso la succesione dei disegni venga completamente invasa, in modo da ingolfare persino la retina dell'occhio. I soggetti dei disegni sembrano tra di loro incomunicanti, ma in realtà parlano con la stessa voce e parlano della stessa cosa:
un nodo allo stomaco convulso, bloccato dalla ferocità del nervoso.
Parete è dunque un progetto, se vogliamo casalingo, che vede il montaggio degli scatti uno dietro l'altro, in maniera disordinata appunto, accompagnato da un suono di una goccia d'acqua che si perde in altra acqua. Ed è appunto la sensazione che si percepisce quando si butta un sasso nello stagno, circonferenze che disegnano la superficie e che si moltiplicano in maniera regolare, una più grande dell'altra in maniera perpetua e continua fino ad esaurirsi in se stessa, collassando. Con l'andatatura delle onde si muovono i fogli sul muro che si raddoppiando, moltiplicano, e ingombrano il campo.
La parete dunque diventa la struttura della stessa opera che affolla il piano verticale.
Una parete è un elemento architettonico verticale, composto da un volume piano dallo spessore ridotto rispetto alla lunghezza e alla larghezza. Può avere un andamento rettilineo o ondulato. La parete delimita lo spazio di un edificio e lo suddivide internamente. In senso traslato si può chiamare parete qualsiasi confine verticale di un ambiente (ad esempio la parete di una grotta).
La nascita della parete si può teoricamente far risalire al momento in cui, in epoca preistorica o protostorica, dalle costruzioni quali le tende di pali, le pseudocupole o le case a tetto (di forma triangolare), si passò ad abitazioni più elaborate, con superfici verticali, orizzontali e oblique. Tale innovazione nella concezione della struttura abitativa condusse a differenziare la parete dal soffitto e dal tetto, con l'assegnazione a ciascun elemento di una funzione e di una modalità di costruzione diverse.
Per i greci la parete (isodoma) aveva un'importante funzione portante, mentre i romani inventarono tecniche più rapide e economiche (come la gittata di pietrisco nella malta pozzolana) che resero alcune pareti dei semplici divisori interni tra gli ambienti.
Le pareti di un edificio possono classificarsi secondo vari criteri. Innanzitutto vi sono
pareti portanti, che sostengono e scaricano a terra il peso della costruzione (di solito, quelle perimetrali, che delimitano e separano l'ambiente interno all'edificio dall'ambiente esterno, ma anche alcune pareti interne) pareti non portanti (che non sostengono altri pesi eccetto il proprio), a loro volta distinguibili in:
-fisse
-tamponature, che dividono l'interno dall'esterno in fabbricati sorretti da una struttura intelaiata
-tramezzi, che dividono ambienti interni
-mobili
-scorrevoli (mobili, ma all'interno di un percorso fisso)
Poi dal punto di vista della funzione si hanno pareti di chiusura (che delimitano uno spazio su ogni lato) o non di chiusura.
A seconda delle modalità costruttive si possono avere
-pareti massicce (volumi compatti interamente portanti)
-pareti a scheletro (con pilastri e altri elementi portanti massicci, mentre gli spazi compresi sono tamponati con materiali leggeri).

La parete, questa parete, equivale a tutte le pareti che ho adoperato nel corso del tempo, come supporto fisico alle mie elaborazioni, come aiuto a esaminare gli errori e per vedere il complesso processo di creazione. La parete in questione sospende per un attimo il tempo e ne fa il suo corso, passa nell'occhio e si lascia osservare, si muove sinuosa con il ritmo del tuffo nell'acqua di una pietruzza ripetutamente lanciata sempre in quello stagno.
Nello satgno si buttano i pensieri, le speranze e anche i desideri, in questo video si lanciano diverse cose, tra cui molti momenti passati, memorie che non vogliono più emergere, per questo migrano in altre circonferenze.
Il video aiuta a far muovere un linguaggio, il video aiuta a far muovere i pensieri, il video aiuta a condividere collettivamente un idea. Questo video nella sua semplicità assume un andirivieni di momenti che rapiscono lo spazio verticale, i disegni come pensieri si aggrapano alla parete e la rendono parlante, e parla con immagini semplici e reali, nulla è estetizzato o reso innaturale. Si ammassano citazioni di momenti bene precisi da appendere al chiodo per l'appunto. Al chiodo, alla gogna, impiccati e se vogliamo anche assassinati, per non pensarci più, per farli morire agonicamente in quello spazio bianco. I disegni come i pensieri vanno pugnalati prendendone le redini, perchè altrimenti ti sovrastano rubandoti l'anima il cuore e il feagato, non lasciandoti dormire la notte, rendenti schiavo dell'alba che arriva. L'ansia rende viva la mano che scarica sulla superficie bianca, ma partecipa ai pensieri e lobotomizza il cervello, rendendoti schiavo di pillole colorate dai diversi milligrammi, bombe sintetiche che schiumano la bocca, ingrassano lo stomaco e la pelle, rendono calmi, ma in realtà sodomizzano e rallentano i pensieri, controllano le emozioni tranquillizzano e raddrizzano teste calde iperattive.
Così gran parte della popolazione di oggi è rallentata in un grande effetto placebo, ed è attore protagonista di un grande cinematografo.
Partecipiamo a quello che non vogliamo, costretti da quei motori della vita che spingono ad essere sempre migliori e mai sotto a nessuno. Chi sono loro per decidere per me. Dobbiamo essere per esserci, per tanto il video ha una marcia in più in quanto a visibilità oggi, basta un clic e sei su youtube, pronto a dividere il campo visivo tra mille altre immagini, fai parte di quel mondo virtuale che si nutre solo attraverso la curiosità dell'altro , che fa il tuo stesso gesto, clicca e guarda, la riguarda, e la fa passare linkandolo a qualcuno e facendolo girare, continuando lo stesso movimento del video. Ecco che la comunicazione video è più immediata e semplice da fruire, perchè abituati, se vogliamo, a questa tipologia di visione. Lo schermo ci permette di mantenere il controllo su ciò che vediamo mostrandoci sempre in una posizione estranea dallo schermo, ciò che vediamo può coinvolgerci, ma siamo noi a scegliere quanto e come farlo, noi governiamo le nostre emozioni. Oramai neanche carnefici e carni mutilate in tv ci stupiscono e ci fanno rabbrividire raddrizzando la pelle, continuamo comunque a non esserne per niente saturi e viviamo quotidianamente monologhi di immagini che disturbano cene e pranzi. Il cibo viene condiviso con un'accozzaglia di omicidi, scandali, pornografie, provocazioni, guerre, mostri, razzie, matrimoni sociali, e diatribe economiche.
Parete mostra nella sua semplicità, una successione sincopata di immagini, che possono lasciare un interrogativo a chi le guarda, cercando di maturare nuovi pensieri e coccole notturne che si muovono in lenzuola di cotone, vissute sempre in solitudine estrema, ma poi quando un altro corpo conquista quella porzione di spazio si diventa magnifici amanti.

importante


Extarordinaria reunione Di scultura venerdi pomeriggio alle ore 4 Nell laboratorio Di scultura
per discuttere l'art dat domenica 3 luglio
Mi associo al post di Nico, solo che io so cosa portare ma non so altro, qualcuno ci può illuminare in merito?

riflesso reflexión

























































mi sono perso un passaggio...

scusate, ma non ho capito quando decideremo cosa portare al terminal per l'art day. lo so che mancano pochi giorni, ma non ho ben capito cosa dovrei portare e se dovrei portarlo ...sorry.

1500 parole per scultura

Ho iniziato restaurando tele e mi sono ritrovata a fare la sculturice?

Sono certa che produco arte e che cerco di procurare rotture;
rotture di schemi, di traiettorie e luoghi comuni e anche di palle perchè no!
Decisa a procurare nuovi pensieri e anche emozioni.

Nevrosi si scatenano in quelle linee che si muovono nelle pagine bianche dello spazio
dei fogli.
Fogli di carta, fogli di libri di cirilliche lettere con bianco coprente, che si perdono in chiaro oscuri sinuosi, di grafiche primitive di gesti conosciuti e stupidamente ripresi.

Movenze e movimenti che si risvegliano solo in lenzuole di cotone. Tra la luce che entra nella stanza e tocca i nostri occhi, e l'aria diventa salmastra e rarefatta in questo caldo pomeriggio.

Il mio lavoro è governato dall'amore.
Un amore spastico e pasmodico verso l'arte
che mi ha dato la forza di continuare in questa vita.
L'arte terapia oggi si è trasformata in condizione di vita, unica e capace di aiutarmi ad uscire la testa e prendere consapevolezza di me stessa.

Lo sviluppo del mio lavoro artistico oggi è consapevolezza sincera verso una tipologia di vita che agisce secondo il suo primo principio di formulazione: creare arte.
Per tanto il lavoro, frutto in passato di eventi intimi e personali, oggi ne ha solo memoria.

Tessuti trame ed orditi compongono il mio lavoro che parla di corpi e cuori lacerati dal tempo e consumati nel tempo, si costituisce con materiali morbidi ma ruvidi ed orticanti.
Lana grossa di pecora, costruisce bozzoli sospesi dal soffitto, percorrendo il tutto in maniera labirintica. Sono corpi di donne prosperose che hanno profumi e nodi di nonne.
Donne sapienti, ligie delle casa, non schiave ma piuttosto schive del proprio fare.
Donne ingenue dei propri occhi pronti ad incastrare altri occhi.
Donne che parlano di momenti personali e intim,i
che generalizzandoli possono essere di tutte.

Organi sessuali e scheletri scomponibili che cercano di procurare rotture
di pensieri a chi li guarda.

Occhi azzurri di limpidi sguardi, persi nel nulla verso una nuova vita.
Una meta metaforica quella della vita, dove si scalano rocce per dimostrarsi capaci di vivere. Oggi tra queste frasi scrivo del mio fare laborioso delle mani.
Le mani costruiscono oggetti palbabili agli occhi. Oggetti che possono diventare quotidiani nelle giornate di donne indaffarate. Stanche del proprio essere se stesse, sempre pronte ad adempiere il proprio compito indotto dalla stessa sessualità.

Sesso, sessualità differenza di genere spiccata e tangibile in Bulgaria dove la mia produzione artista ha stravolto fazzoletti neri che coprono il capo prima di entrare in chiese ortodosse. Una piccola galleria ha fagocitatato la mia produzione tutta made in BG. Mgç ha prodotto in Bulgaschia metri di bozzoli in lana greca ispida e difficile da strecciare, venduta al kilo al Mercato delle Donne, tinte da mano sapienti, disposte secondo la gradazione di grigi con il sole in faccia, pronta al migliore offerente: IO.
Bozzoli di larve disposte in maniera serpentinica e labirintica, appesi invadendo lo spazio. Disegni sparsi per tutte le pareti bianche e grigie della galleria quasi a soffocare l'aria. L'intero campo governato dal mio segno. Un bozzolo enorme irrompe la scena all'apertura dell'esposizione. Un bozzolo contenitore della mia presenza che richiama il silenzio quando è attorniata da gente. Le voci si smorciano e il silenzio è attuato. Movenze si intravedono dalla stoffa vellutata bianca, il corpo e poi uno strappo, lacerare la caspula. Lacerare la larva, uscire e poi condividere, una parola sibilata viene dalla mia bocca e si confonde nella folla la presenza di una donna in sposa, vestita di bianche tende comprate a peso nei mercati del'est. Una lacrima esce dal mio seno e la lascio dormire su un nido di uccelli trovato a terra nelle passeggiate sofianti.
Uno spirito di rinascita e conferma si respira nell'aria e l'esposizione mette fine alla sua prima gironata di vita. Il lavoro adesso vive tra pareti e metri quadrati di diversa nazione.
L'intera produzione ha avuto un processo di progettazione costruito e architettato.
Nella grafica si snodano paesaggi femminili, che si lasciano osservare da alberi solitri e capezzoli misurabili: 25 cm. Parole disconesse in un mare di bianco, che vive solo se scritto e poi letto. Un tragicomico immaginario agli occhi, l'invisibile appare visibile ai bulbi oculari. Fumo scroccato a fidanzati, sotto contratto a fine atto, ripreso e perdurato, complessi repressi ma ripresi, messi a tecere finiti nel bracere, delle buone speranze dei buoni propositi.

Lana + ricami + stoffe + merletti + centrini+ uncinetti + feri + tomboli + pizzi +
trame+ fili + orditi.

Si produce mettendo dentro idee, riti, antropologie, utopie, cattivi e buoni pensieri che si snocciaolano tra nubolosi profumi d'incenso. Lingue rosse e sacri cuori in fiamme fanno capolino fra i canini ripuliti dei vampiri. Senza giudizio sono i miei disegni, linea grossa, pesante ma insicura e scura. Ossigeno per lavori mai nati. Progetti e prodotti prendono corpo, solo dopo essere stati tracciati in quella superficie ostica che è la pagina bianca. Il disegno sviluppa il progetto, e il progetto inchiostra i bianchi quaderni. Lentamente si slegano i magoni allo stomaco e nuovamente si riempiono spazi mangiando anidride carbonica e togliendo aria ad altri. Assurdamente si cambia pelle, cellule morte perdute in un'esfoliazione turca. Viviamo sotto lo stesso cieloo ma siamo emigranti, ed in altri paesi siamo noi stessi. Qui assumiamo comportamenti conformi alla regola e regna sovrana un odore di chiuso e di piedi usati.
Acqua stagnante, acqua di fonte, acqua, H2O, zanzare e rane in notti afose con pistole e spruzzi per togliere il fango e ripulire tracce. Pochi minuti per far vivere intensamente le mani.
Flato di linfa vitale che scorre tra le mani per fabbricare il piacere della mia stessa vista.

Le mie opere a miei occhi producono stupore la prima volta, poi passano allo sdegno e al vomito perchè troppe volte masticate, elaborte, disfatte e finite. Finite in qualche parte in qualche luogo, dove altri odori e altri sapori li consumano per non farle mai morire.

Il processo si muove di pari passo alla ricerca che in questi anni ha fatto camminare il mio lavoro, ricerca basata di fondo sul corpo femminile, sulla sua immagine e su come è vista all'occhio umano odierno.

Mancanza è il filo conduttore delle mie diverse sperimentazioni tra i linguaggi e i materiali.
Mancanza intesa come imperfezione ed errore,
Mancanza di amore,
mancanza di speranza e fiducia…
mancanza di sognare e a volte anche di vivere,
in un mondo in cui sembra esserci tutto,
dove il tempo vola e niente rimane,
in un mondo in cui il frivolo ha volare e il valore è tale solo se aggiunto…
in tutto questo ci si sente puniti.
Puniti da occhi che non vedono la tua stessa agonia e la stessa mancanza.
Perché occorre ridere e far finta di vedere, la dimostrazione all’altro della tue paure comporta la rinuncia al sociale e il giudizio del più forte del branco che esclude il debole,
che mostra la sua splendida fragilità. La fragilità non è gradita in questo mondo, non possiamo dimostrare le nostre paure o ciò che ci tormenta lo stomaco, perché non possiamo dare pena agli altri, anzi dobbiamo elargire forza, capacità di apprendimento immediato, capacità oratorie, capacità di fermezza, capacità di essere sempre in prima linea senza mollare mai.
In questo mondo la mancanza è compresa solo come quella materiale, ed ecco le miriadi di depressioni che aumentano con la corsa alla farmacia più vicina, il numero di suicidi sempre maggiore, questo perché si ha paura di essere così come si è. Difetti, mutilazioni celebrali che costringono a rinchiuderci in una gabbia, sembrando intensamente presi da noi stessi. In realtà ci si chiude per non creare altro dolore, per non ammorbare l’altro di paure magari anche condivise, ma che non possono essere dette. Oggi lo scandalo non è il sangue, non sono le lacrime, non è la gioia, oggi lo scandalo è accettare se stessi con i propri limiti e le proprie angosciose paure e mostrandosi per quello che si è. Accettarsi diventa la vittoria maggiore per poter vivere nella caverna.
La caverna con il suo buio diventa il proprio miracolo, la luce di qualcosa che si rivela speciale nell’essere semplice, ma complicato , perché la testa ha le sue voci contraddittorie che non tacciono anche tenendo la bocca chiusa, le vocine farneticano, brulicano intensamente e quella mancanza svanisce con una matita tra le mani.
La mancanza viene abilmente appagata dalle mie forme. Ammassi di carne abnormi si addensano in spazi ristretti, mostrando il proprio sesso, disinibite e pronte a donare amore. Questo però è un amore sofferto, un amore che crea dolore, perché non capito, assolutamente incapace di trovare sincerità, produce sangue ad ogni penetrazione, in quanto in essa recepisce una malsana fobia. La fobia di un piacere taciuto e nascosto, la fobia di non essere all’altezza sentendosi sempre in errore. La pretesa di classificare e quantificare il dolore per avere ordine, consapevole di appuntare il nulla della propria vita per paura persino di dimenticarla. Perdere volutamente la propria identità per formularne sempre una nuova, camaleonti di sé stessi, perché troppo difficile essere costanti e sinceri persino nella propria testa. Indagare come scelta di verità abbandonando la viltà affrontando con coraggio la propria testa e la molestia di una viltà morale, che non è di poco conto.





That’s London!

Domenica 8, arrivo, aeroporto di Stansted, in coda per il controllo documenti: una compagnia di quattro ragazzi quasi completamente sconosciuti tra loro, eccezion fatta per un unico membro che funge da legante, il sottoscritto. Quando si è abituati ad essere tanto spesso sballottati dai diversi mezzi di trasporto esistenti, ai voli quasi non presti più attenzione; non sono poi granché diversi dagli autobus e dai treni, persone a te indifferenti ricambiano silenziosamente nei tuoi confronti, chiasso un po’ ovunque ma nessuno più che comunica, son mosche bianche coloro che ancora lo fanno. Il rito è sempre lo stesso, aspetti che il segnalino luminoso sopra la tua testa, che sta ad indicare l’obbligatorietà della cintura o meno, si spenga e allora prendi il lettore mp3 e sfogli tra le canzoni alla ricerca di quella che potrebbe essere la tua colonna sonora del viaggio appena iniziato, o peggio, qualcosa che sia per te confortante e che ti aiuti a non pensare. Ci sono tante ragioni per non voler pensare, molte di più per non volersi fissare su quello che ti sta accadendo intorno, bimbi che piangono disperatamente alla ricerca di attenzioni; individui che ostentano la propria ignoranza generale (chiamarla cultura generale a basso profilo di rendimento sarebbe un compimento), altro non sono che patetici frammenti riflessi di una tendenza importata in televisione ed esportata dalla scatola magica dove non ve n’era assolutamente bisogno oltre al fatto di aver dato validi motivi a non vergognarsi a chi era già così sin da prima, anzi han dato loro la possibilità di essere arroganti e presuntuosi; interminabili, irritanti, pressanti pubblicità da parte di Ryanair che valgono il prezzo del biglietto. Stringi i denti e speri che duri meno del previsto. Nonostante però possa sembrare il solito viaggio, in realtà i presupposti sono talmente distinti che percepisci che non sarà così neanche per il volo. La giornata si presentava uggiosa, di quelle mediocri che non riesci a ricordare neanche se ti ci metti d’impegno, oppure il tuo senso estatico scarta a priori in quanto istintivamente sa che non ci sarà nulla da ricordare in quel lasso di tempo così opaco. Superate le prime nubi c’è il sole lì ad aspettarmi, ed ecco che il viaggio assume la sua forma che preferisco, quello dell’affascinante sconosciuta -e rimane tale novantanove volte su cento- seduta all’altro angolo del locale con la quale t’impegni in un breve gioco di sguardi furtivi, curiosi, proibiti anche, e ti senti vincitore in due occasioni, se lei sorride o se quando se ne va (prima di te, ovvio) si gira all’uscita per controllare se tu ti sei accorto o meno dei suoi movimenti. Allora metti autogrill di Guccini.

La compagnia si separa, c’è chi prende il bus, chi aspetta un amico, Simone ed io muoviamo verso “Da City” in treno. Si chiacchera, ci si scambia informazioni su quelle che sono le nostre aspettative dai giorni che ci aspettano, i programmi che si sono preparati.

Quando arrivo all’ostello sono solo, la zona mi piace, mi garba molto, vicino alla UCL, il motivo principale che mi ha spinto a pretendere di prendermi questa breve vacanza sebbene la mia agenda fosse già colma d’impegni e un’altra scadenza incombeva scandendo a forti toni il suo countdown. L’ostello è incastonato a caso in mezzo ad un trafila di villette a schiera tipiche londinesi, cancellata nera lungo tutta la strada, neri i tetti, muri bianchi, seminterrati in bella vista, manca solo Mary Poppins. Alla reception un ragazzo thailandese, caos che mi rimanda agli anni in cui frequentavo gli ostelli periodicamente, scolaresche ovunque, everything so noisy, sono troppo stanco per fare grandi giri, rimango nella sala comune, pianifico un po’ la giornata di lunedì, ci sono tante cose che vorrei vedere, il Pollok’s Toy Museum, il Dalì Museum, il Theatre Museum, ma dovranno aspettare. Ma bene o male il dado è stato tratto, ed eccomi qua di nuovo in gioco, sento che sarà un’esperienza ricca di contenuti, è ciò che voglio. Nel ridimensionato bagaglio a mano ho lo stretto indispensabile, la mia inseparabile EOS 50D, il Moleskine, qualche cambio giusto per non diventare un barbone stagionato già al secondo giorno. Nella testa mille aspettative, qualche raccomandazione che non rispetterò e una buona dosa di voglia di farmi sorprendere. Mi abbandono nelle braccia di morfeo sulle note di Edith Piaf e Theo Sarapo, A quoi ça sert l’amour? Buonanotte.

http://www.youtube.com/watch?v=efUE8zoreCY

Walk the Line






Installazione
81 seminiere di polistirolo, filati di vario genere e colore
dim. variabili
2011

Gloria Cervigni

puo' interessarvi ...???


The catalog is online in work in progress."Forest Magic Mountain" continues.
Works mailing deadline: October 1,2011.
Exhibition in FAO,the International Mountain Day's december 2011.
1st Biennial of the forest? participate and you'll know!
For the "Bosco dei Poeti" Lome Lorenzo Menguzzato" www.boscodeipoeti.it

A Londra con Franko B


<!--[if gte mso 9]> Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4

Breve diario di viaggio


Per prima cosa occorre ringraziare Franko per essere riuscito ad organizzare una full immersion in quel di Londra e per l’infinita pazienza che ha dimostrato nei nostri confronti. Sono stato a Londra in diverse occasioni sia per studio che per lavoro in questi ultimi anni, e non posso che consigliare a tutti di fare un viaggio almeno una volta all’anno per assaporare appieno quelle che sono i tanti punti di riflessione che una città come Londra può offrire. Mi sbilancio a dire che una settimana intensa a Londra equivale a 2 anni di accademia, tanto è il panorama artistico e non dentro il quale si possono aprire nuovi scenari da esplorare ed approfondire.

Martedì

Tate Britain siamo partiti con Susan Hiller, un’artista davvero all’avanguardia per i suoi tempi, di lei mi ha colpito particolarmente un suo lavoro chiamato Dream Mapping (1974) nel quale, attraverso un “gruppo di investigazione”, ha sondato la “realtà del sogno“ invitando i partecipanti al progetto ad una interazione e documentazione dei loro sogni. Attraverso il ricordo del sogno i partecipanti hanno realizzato delle mappe nelle quali annotavano il loro viaggio onirico. La cosa interessante è che queste mappe sono diventate il corpo dell’opera, attraverso queste carte la Hiller ha costruito delle opere risolvendo un problema che sta alla base della documentazione degli eventi (come del resto ci insegna Franko con i suoi lavori realizzati con i teli utilizzati nelle sue performance).

Sempre alla Tate mi sono soffermato sui dipinti di William Blake e Turner.

Pranzo vegetariano all’inglese nella galleria Beaconsfield, la mostra prevede una collettiva con opere di Hirst, Sara Lucas, Franko B etc, abbiamo avuto modo di parlare e discutere con il direttore artistico!

Mercoledì

Tate Modern si parte con un viaggio sui tre livelli del museo, segnalo alcune opere che mi hanno particolarmente interessato: Akram Zaatari è un celebre filmmaker, videoartista e fotografo che vive e lavora a Beirut, in Libano. Utilizzando brillantemente tanto il video quanto la fotografia, Zaatari indaga le condizioni politiche e sociali del dopoguerra nel suo Paese e avvia una fondamentale riflessione sulla nozione di identità mediata dallo strumento artistico: tematiche quali la sessualità, i ruoli sociali e la memoria rappresentano nella sua opera il passaggio obbligato attraverso il quale si ridefinisce il passato e il presente di una cultura millenaria. Molto interessante è il lavoro svolto dalla sua fondazione Fondation Arabe pour l’Image, per il recupero e la conservazione delle immagini del Medio Oriente dal dopoguerra ad oggi. Vedere Zaatari è stato come fare un viaggio antropologico singolare all’interno della Tate. La sensazione che ho avuto è stata di frugare tra i cassetti di una casa sconosciuta e scoprirvi una collezione di foto che ritraggono intimamente i padroni defunti. Davvero singolare.

Altro artista interessante è Boris Mikhailov Nato a Kharkov in Ucraina nel 1938, Boris Mikhailov è considerato uno degli artisti più rappresentativi della ex Unione Sovietica e tra i più importanti fotografi al mondo. La sua opera, articolata in svariati cicli tematici, copre l’intera storia recente dell’Ucraina, dal periodo sovietico ad oggi, ed ha come proprio unico soggetto la città di Kharkov, i suoi abitanti e le sue profonde trasformazioni politiche e sociali. Con la serie di fotografie At Dusk (1993) ritrae in tinte blu-azzurre delle scene di vita quotidiana dell’ex Unione Sovietica: malinconia e un taglio fotografico davvero intenso, ne consiglio la visione.

Pomeriggio:

The Royal College of Surgeons e in particolare visita al Hunterian Museum, ovvero “Hirst prima di Hirst”, spettacolare museo che espone la collezione di John Hunter. Qui possiamo vedere una collezione anatomica sotto formaldeide spettacolare, a primo impatto sembra di trovarsi ad una personale di Hirst.

Post Box Gallery: Alastair Levy, Definitely Not Untitled. Possiamo definirlo un “artista concettuale” che lavora reinterpretando e usando i prodotti di cancelleria, l’ho trovato divertente, ma devo ammettere che ricordo molto più intensamente il party dell’inaugurazione della sua mostra… ci siamo davvero divertiti!

Giovedì

Giovedì mattina è tempo di incontri importanti, all’interno della Toynbee Studios Franko ci presenta l’artista Ron Athey che ci illustra il suo percorso artistico e le sue performance. Ron ci racconta delle pressioni e dei contrasti tra il suo operato artistico e il parlamento americano, ma soprattutto del modo in cui l’aver contratto l’AIDS abbia segnato la sua poetica e il modo di approcciarsi all’arte. Stentiamo a credere alle sue parole, Ron è visibilmente in forma smagliante e sembra non dimostrare né la sua età anagrafica né i segni delle molte performance. L’artista ci confida di essere riuscito a “neutralizzare” la sua malattia e con quest’ultima rivelazione ci ha insegnato come la forza di volontà sia davvero un’arma potente, siamo davvero felici di aver incontrato un artista che ha fatto del suo corpo uno strumento di esplorazione e riflessione.

Dopo l’incontro con Athey è tempo di visitare i due studi di Franko B, nel primo abbiamo modo di vedere in anteprima gli ultimi lavori che continuano il percorso iniziato con I STILL LOVE. Nelle viscere dell’istituto ci presenta i suoi nuovi “figli”, in questo caso ci troviamo di fronte una selva oscura, notturna, decisamente vittoriana, che sembra uscire direttamente da una fiaba gotica.

Lasciate le meraviglie sotterranee ci dirigiamo alla mostra personale di Franko presso la The Nunnery Gallery, in questo ampio spazio ci troviamo di fronte alla serie di quadri ricamati o meglio “suturati”. I quadri ritraggono i temi cari a Franko quali: erotismo, morte e vita. Durante la permanenza nella galleria Franko ci ha invitato a fare un esercizio: ognuno di noi doveva trovare il “suo quadro” e ne doveva scrivere una riflessione attraverso un rapporto empatico. Questo esercizio di Franko mi ha confermato un’impressione che avevo di lui già da molto tempo: ovvero come il suo porsi all’insegnamento ci porti all’esplorazione della profondità dell’opera abolendo completamente la visione superficiale e disinteressata. Bisogna entrare nell’opera e cercare di coglierne i significati anche la dove sembrano non essercene e approfondire senza giudicare. Al termine di questo inaspettato e prezioso confronto con il quadro siamo infine andati a visitare il secondo studio di Franko.

Venerdì

Dopo una paziente attesa del gruppo si parte alla volta della The Courtauld Gallery dove ci troviamo al cospetto dell’opera di Ai Weiwei - Circle of Animals/Zodiac Heads e poi via verso la Withe Cube Mason’s Yard. Qui troviamo una mostra collettiva che ha tra l’altro Anselm Kiefer e due opere di Doris Salcedo: l’artista colombiana che avevamo avuto modo di approfondire durante una lezione a Macerata.

Dopo un picnic a green park decidiamo di staccarci dal gruppo per andare a visitare due gallerie The Courtauld Gallery, che ospita una bellissima collezione di opere impressioniste ed espressioniste e l’immancabile National Gallery. Alla The Courtauld Gallery mi soffermo su alcuni dettagli che solitamente non vengono riprodotti sui testi di storia dell’arte, in particolare mi soffermo sul concetto e forma della cornice, ovvero il dialogo tra la cornice e il dipinto e i cambiamenti e le forme che ha assunto nel tempo.

Alla National Gallery è tempo di una bella overdose di pittura, per prima cosa mi dirigo a ritrovare un caro amico; Rembrant e in particolare i suoi due autoritratti. Ogni volta che vengo a Londra non posso che ritornare ad osservarli, trascorro le ore a cercare di capire come sia stato possibile rendere un ritratto talmente vivo da poter dire di essere al cospetto di una persona. Sia il ritratto da giovane che da vecchio trasudano di "un’aurea psicologica”, colore e sguardo si fondono in un dialogo silenzioso che lascia senza fiato. L’intensità è tale da farmi pensare di stare di fronte all’ipotetico ritratto di Dorian Gray.

Sabato

Nel pomeriggio è la volta di Ai Weiwei alla Lisson Gallery, qui viene esposta una retrospettiva dei suoi lavori. Ai Weiwei è un artista che mi ha fatto scoprire Franko e del quale rispetto e appoggio il suo lavoro concettuale e di contestazione, un artista scomodo e potente tanto da essere stato arrestato dal regime cinese. Qui alla Lisson si respira un aria di apprensione, nella zona della segreteria sono affissi ritagli di giornale che parlano della vita dell’artista e del suo arresto, in fondo alla stanza dei poster riportano le frasi di Ai Weiwei. Questi dove invitano alla riflessione e alla presa di coscienza, ovvero il motivo per il quale le autorità cinesi hanno preferito fare “sparire” l’artista. Aldilà delle opere esposte, mi è piaciuta l’idea di fare in modo che ogni visitatore potesse portarsi via un poster, facendo in modo che le parole di Ai Weiwei risuonino lungo le strade. Il pensiero non si piega al regime.

Lunedì si ritorna a casa, sazi e fieri di aver compiuto un viaggio necessario.

Susan Hiller alla Tate Britain









Ecco alcune foto che ho "rubato" alla Tate Britain, i lavori sono tratti dal progetto Dream Mapping

Ai Weiwei alla Lisson Gallery