This is the blog for Franko B's sculpture class at Accademia di Belle Arti di Macerata, Italy.

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1500 parole per video scultura, "PARETE", il mio primo video.

video

Parete

Nel dizionario è possibile trovare sotto la parola video scultura la seguente dicitura:
video scultura è Opera d'arte contemporanea comprendente l'uso di schermi televisivi o monitor.
Più volte in sede scolastica abbiamo argomentato circa questa disciplina artistica, capendo come questa definizione fosse riduttiva, nel poter esplicare completamente ciò che si intende per video scultura. Le contaminazioni artistiche, specialmente negli ultimi anni, hanno fortemente ampliato i confini delle definizioni e nello stesso utilizzo di materie e materiali. Nel corso delle lezioni scolastiche abbiamo incontrato diversi artisti che hanno usato questo mezzo di comunicazione, integrato con altre discipline, usato in maniera singola, oppure facendolo diventare orchestrazione di un grande evento.
Dunque i confini non esistono più e chi cerca di definirsi in un'unica sostanza appare sterile nella sua ricerca.
Il video è entrato nelle nostre case e spesso sostitiusce intere figure familiari, concedetemi un po' di retorica, ancora più spesso intere generazioni sono sostituite dalla mamma schermo, che li vuole in un modo bene preciso e in categorie prestabilite. Assurdamente potremmo affermare che siamo, viviamo, giochiamo, amiamo, moriamo, nasciamo, ci incazziamo, in un enorme schermo di ultima generazione sottile quanto una sottiletta Kraft della signorina Kaori, siamo parte integrante di una enorme video scultura che si chiama mondo, stà a te capire dove e come starci dentro.

Data la libertà di usi e costumi per questo progetto, ho voluto intraprendere la sfida nella realizzazione di un piccolo montaggio di immagini con saund.
Il primo progetto video nelle mie mani.
Parete è un progetto video che nasce tra mura domestiche. Continuando una serie di disegni iniziati in terra Bulgara. Il numero di elaborati dai pochi centimetri, la metà di un A3, sono aumentati ed hanno ampliato occupato l'ingombro massimo della parete.

Il mio modo di lavorare con l'arte prevede quello di cambiare angolazione di osservazione in maniera continua, in modo da capirne gli errori e gli orrori. Parte di questi disegni appartengono a notti solitarie, rumori confusi, paure fondate, parole non dette, lingue incomprese, tarli nella testa, lavatrici sempre accese altre casa e altri giorni. Contemplano un periodo scandito a fare solo ciò che ti piace fare e godere di quel piacere.
Così questi grovigli di penne e matite dai colori primari, sono diventati atti mutanti di mostri, minotauri, selvaggi, particolari, botanica, fiori, piante cose e città in continua mutazione. Nel momento della conclusione delle produzione grafica, ho iniziato a sfruttare le pareti domestiche come set cinematografico. La macchian fotografica fissa ha scandito la tempistica della formazione della parete, come un enorme mosaico di momenti e tarli celebrali, si sono ramificati e aggrappati alla superficie verticale. I disegni sono moltiplicati e lentamente hanno invaso la parete, arrivando a saturare l'intero campo visivo.
La macchina fotografica, sempre nella stessa posizione ha scandito gli scatti nel tempo e nella loro successione costruiscono il movimento. Gli scatti realizzati si susseguono in maniera sincopata e disordinata. L'intento è quello di creare una superficie visiva che attraverso la succesione dei disegni venga completamente invasa, in modo da ingolfare persino la retina dell'occhio. I soggetti dei disegni sembrano tra di loro incomunicanti, ma in realtà parlano con la stessa voce e parlano della stessa cosa:
un nodo allo stomaco convulso, bloccato dalla ferocità del nervoso.
Parete è dunque un progetto, se vogliamo casalingo, che vede il montaggio degli scatti uno dietro l'altro, in maniera disordinata appunto, accompagnato da un suono di una goccia d'acqua che si perde in altra acqua. Ed è appunto la sensazione che si percepisce quando si butta un sasso nello stagno, circonferenze che disegnano la superficie e che si moltiplicano in maniera regolare, una più grande dell'altra in maniera perpetua e continua fino ad esaurirsi in se stessa, collassando. Con l'andatatura delle onde si muovono i fogli sul muro che si raddoppiando, moltiplicano, e ingombrano il campo.
La parete dunque diventa la struttura della stessa opera che affolla il piano verticale.
Una parete è un elemento architettonico verticale, composto da un volume piano dallo spessore ridotto rispetto alla lunghezza e alla larghezza. Può avere un andamento rettilineo o ondulato. La parete delimita lo spazio di un edificio e lo suddivide internamente. In senso traslato si può chiamare parete qualsiasi confine verticale di un ambiente (ad esempio la parete di una grotta).
La nascita della parete si può teoricamente far risalire al momento in cui, in epoca preistorica o protostorica, dalle costruzioni quali le tende di pali, le pseudocupole o le case a tetto (di forma triangolare), si passò ad abitazioni più elaborate, con superfici verticali, orizzontali e oblique. Tale innovazione nella concezione della struttura abitativa condusse a differenziare la parete dal soffitto e dal tetto, con l'assegnazione a ciascun elemento di una funzione e di una modalità di costruzione diverse.
Per i greci la parete (isodoma) aveva un'importante funzione portante, mentre i romani inventarono tecniche più rapide e economiche (come la gittata di pietrisco nella malta pozzolana) che resero alcune pareti dei semplici divisori interni tra gli ambienti.
Le pareti di un edificio possono classificarsi secondo vari criteri. Innanzitutto vi sono
pareti portanti, che sostengono e scaricano a terra il peso della costruzione (di solito, quelle perimetrali, che delimitano e separano l'ambiente interno all'edificio dall'ambiente esterno, ma anche alcune pareti interne) pareti non portanti (che non sostengono altri pesi eccetto il proprio), a loro volta distinguibili in:
-fisse
-tamponature, che dividono l'interno dall'esterno in fabbricati sorretti da una struttura intelaiata
-tramezzi, che dividono ambienti interni
-mobili
-scorrevoli (mobili, ma all'interno di un percorso fisso)
Poi dal punto di vista della funzione si hanno pareti di chiusura (che delimitano uno spazio su ogni lato) o non di chiusura.
A seconda delle modalità costruttive si possono avere
-pareti massicce (volumi compatti interamente portanti)
-pareti a scheletro (con pilastri e altri elementi portanti massicci, mentre gli spazi compresi sono tamponati con materiali leggeri).

La parete, questa parete, equivale a tutte le pareti che ho adoperato nel corso del tempo, come supporto fisico alle mie elaborazioni, come aiuto a esaminare gli errori e per vedere il complesso processo di creazione. La parete in questione sospende per un attimo il tempo e ne fa il suo corso, passa nell'occhio e si lascia osservare, si muove sinuosa con il ritmo del tuffo nell'acqua di una pietruzza ripetutamente lanciata sempre in quello stagno.
Nello satgno si buttano i pensieri, le speranze e anche i desideri, in questo video si lanciano diverse cose, tra cui molti momenti passati, memorie che non vogliono più emergere, per questo migrano in altre circonferenze.
Il video aiuta a far muovere un linguaggio, il video aiuta a far muovere i pensieri, il video aiuta a condividere collettivamente un idea. Questo video nella sua semplicità assume un andirivieni di momenti che rapiscono lo spazio verticale, i disegni come pensieri si aggrapano alla parete e la rendono parlante, e parla con immagini semplici e reali, nulla è estetizzato o reso innaturale. Si ammassano citazioni di momenti bene precisi da appendere al chiodo per l'appunto. Al chiodo, alla gogna, impiccati e se vogliamo anche assassinati, per non pensarci più, per farli morire agonicamente in quello spazio bianco. I disegni come i pensieri vanno pugnalati prendendone le redini, perchè altrimenti ti sovrastano rubandoti l'anima il cuore e il feagato, non lasciandoti dormire la notte, rendenti schiavo dell'alba che arriva. L'ansia rende viva la mano che scarica sulla superficie bianca, ma partecipa ai pensieri e lobotomizza il cervello, rendendoti schiavo di pillole colorate dai diversi milligrammi, bombe sintetiche che schiumano la bocca, ingrassano lo stomaco e la pelle, rendono calmi, ma in realtà sodomizzano e rallentano i pensieri, controllano le emozioni tranquillizzano e raddrizzano teste calde iperattive.
Così gran parte della popolazione di oggi è rallentata in un grande effetto placebo, ed è attore protagonista di un grande cinematografo.
Partecipiamo a quello che non vogliamo, costretti da quei motori della vita che spingono ad essere sempre migliori e mai sotto a nessuno. Chi sono loro per decidere per me. Dobbiamo essere per esserci, per tanto il video ha una marcia in più in quanto a visibilità oggi, basta un clic e sei su youtube, pronto a dividere il campo visivo tra mille altre immagini, fai parte di quel mondo virtuale che si nutre solo attraverso la curiosità dell'altro , che fa il tuo stesso gesto, clicca e guarda, la riguarda, e la fa passare linkandolo a qualcuno e facendolo girare, continuando lo stesso movimento del video. Ecco che la comunicazione video è più immediata e semplice da fruire, perchè abituati, se vogliamo, a questa tipologia di visione. Lo schermo ci permette di mantenere il controllo su ciò che vediamo mostrandoci sempre in una posizione estranea dallo schermo, ciò che vediamo può coinvolgerci, ma siamo noi a scegliere quanto e come farlo, noi governiamo le nostre emozioni. Oramai neanche carnefici e carni mutilate in tv ci stupiscono e ci fanno rabbrividire raddrizzando la pelle, continuamo comunque a non esserne per niente saturi e viviamo quotidianamente monologhi di immagini che disturbano cene e pranzi. Il cibo viene condiviso con un'accozzaglia di omicidi, scandali, pornografie, provocazioni, guerre, mostri, razzie, matrimoni sociali, e diatribe economiche.
Parete mostra nella sua semplicità, una successione sincopata di immagini, che possono lasciare un interrogativo a chi le guarda, cercando di maturare nuovi pensieri e coccole notturne che si muovono in lenzuola di cotone, vissute sempre in solitudine estrema, ma poi quando un altro corpo conquista quella porzione di spazio si diventa magnifici amanti.

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