This is the blog for Franko B's sculpture class at Accademia di Belle Arti di Macerata, Italy.

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A Londra con Franko B


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Breve diario di viaggio


Per prima cosa occorre ringraziare Franko per essere riuscito ad organizzare una full immersion in quel di Londra e per l’infinita pazienza che ha dimostrato nei nostri confronti. Sono stato a Londra in diverse occasioni sia per studio che per lavoro in questi ultimi anni, e non posso che consigliare a tutti di fare un viaggio almeno una volta all’anno per assaporare appieno quelle che sono i tanti punti di riflessione che una città come Londra può offrire. Mi sbilancio a dire che una settimana intensa a Londra equivale a 2 anni di accademia, tanto è il panorama artistico e non dentro il quale si possono aprire nuovi scenari da esplorare ed approfondire.

Martedì

Tate Britain siamo partiti con Susan Hiller, un’artista davvero all’avanguardia per i suoi tempi, di lei mi ha colpito particolarmente un suo lavoro chiamato Dream Mapping (1974) nel quale, attraverso un “gruppo di investigazione”, ha sondato la “realtà del sogno“ invitando i partecipanti al progetto ad una interazione e documentazione dei loro sogni. Attraverso il ricordo del sogno i partecipanti hanno realizzato delle mappe nelle quali annotavano il loro viaggio onirico. La cosa interessante è che queste mappe sono diventate il corpo dell’opera, attraverso queste carte la Hiller ha costruito delle opere risolvendo un problema che sta alla base della documentazione degli eventi (come del resto ci insegna Franko con i suoi lavori realizzati con i teli utilizzati nelle sue performance).

Sempre alla Tate mi sono soffermato sui dipinti di William Blake e Turner.

Pranzo vegetariano all’inglese nella galleria Beaconsfield, la mostra prevede una collettiva con opere di Hirst, Sara Lucas, Franko B etc, abbiamo avuto modo di parlare e discutere con il direttore artistico!

Mercoledì

Tate Modern si parte con un viaggio sui tre livelli del museo, segnalo alcune opere che mi hanno particolarmente interessato: Akram Zaatari è un celebre filmmaker, videoartista e fotografo che vive e lavora a Beirut, in Libano. Utilizzando brillantemente tanto il video quanto la fotografia, Zaatari indaga le condizioni politiche e sociali del dopoguerra nel suo Paese e avvia una fondamentale riflessione sulla nozione di identità mediata dallo strumento artistico: tematiche quali la sessualità, i ruoli sociali e la memoria rappresentano nella sua opera il passaggio obbligato attraverso il quale si ridefinisce il passato e il presente di una cultura millenaria. Molto interessante è il lavoro svolto dalla sua fondazione Fondation Arabe pour l’Image, per il recupero e la conservazione delle immagini del Medio Oriente dal dopoguerra ad oggi. Vedere Zaatari è stato come fare un viaggio antropologico singolare all’interno della Tate. La sensazione che ho avuto è stata di frugare tra i cassetti di una casa sconosciuta e scoprirvi una collezione di foto che ritraggono intimamente i padroni defunti. Davvero singolare.

Altro artista interessante è Boris Mikhailov Nato a Kharkov in Ucraina nel 1938, Boris Mikhailov è considerato uno degli artisti più rappresentativi della ex Unione Sovietica e tra i più importanti fotografi al mondo. La sua opera, articolata in svariati cicli tematici, copre l’intera storia recente dell’Ucraina, dal periodo sovietico ad oggi, ed ha come proprio unico soggetto la città di Kharkov, i suoi abitanti e le sue profonde trasformazioni politiche e sociali. Con la serie di fotografie At Dusk (1993) ritrae in tinte blu-azzurre delle scene di vita quotidiana dell’ex Unione Sovietica: malinconia e un taglio fotografico davvero intenso, ne consiglio la visione.

Pomeriggio:

The Royal College of Surgeons e in particolare visita al Hunterian Museum, ovvero “Hirst prima di Hirst”, spettacolare museo che espone la collezione di John Hunter. Qui possiamo vedere una collezione anatomica sotto formaldeide spettacolare, a primo impatto sembra di trovarsi ad una personale di Hirst.

Post Box Gallery: Alastair Levy, Definitely Not Untitled. Possiamo definirlo un “artista concettuale” che lavora reinterpretando e usando i prodotti di cancelleria, l’ho trovato divertente, ma devo ammettere che ricordo molto più intensamente il party dell’inaugurazione della sua mostra… ci siamo davvero divertiti!

Giovedì

Giovedì mattina è tempo di incontri importanti, all’interno della Toynbee Studios Franko ci presenta l’artista Ron Athey che ci illustra il suo percorso artistico e le sue performance. Ron ci racconta delle pressioni e dei contrasti tra il suo operato artistico e il parlamento americano, ma soprattutto del modo in cui l’aver contratto l’AIDS abbia segnato la sua poetica e il modo di approcciarsi all’arte. Stentiamo a credere alle sue parole, Ron è visibilmente in forma smagliante e sembra non dimostrare né la sua età anagrafica né i segni delle molte performance. L’artista ci confida di essere riuscito a “neutralizzare” la sua malattia e con quest’ultima rivelazione ci ha insegnato come la forza di volontà sia davvero un’arma potente, siamo davvero felici di aver incontrato un artista che ha fatto del suo corpo uno strumento di esplorazione e riflessione.

Dopo l’incontro con Athey è tempo di visitare i due studi di Franko B, nel primo abbiamo modo di vedere in anteprima gli ultimi lavori che continuano il percorso iniziato con I STILL LOVE. Nelle viscere dell’istituto ci presenta i suoi nuovi “figli”, in questo caso ci troviamo di fronte una selva oscura, notturna, decisamente vittoriana, che sembra uscire direttamente da una fiaba gotica.

Lasciate le meraviglie sotterranee ci dirigiamo alla mostra personale di Franko presso la The Nunnery Gallery, in questo ampio spazio ci troviamo di fronte alla serie di quadri ricamati o meglio “suturati”. I quadri ritraggono i temi cari a Franko quali: erotismo, morte e vita. Durante la permanenza nella galleria Franko ci ha invitato a fare un esercizio: ognuno di noi doveva trovare il “suo quadro” e ne doveva scrivere una riflessione attraverso un rapporto empatico. Questo esercizio di Franko mi ha confermato un’impressione che avevo di lui già da molto tempo: ovvero come il suo porsi all’insegnamento ci porti all’esplorazione della profondità dell’opera abolendo completamente la visione superficiale e disinteressata. Bisogna entrare nell’opera e cercare di coglierne i significati anche la dove sembrano non essercene e approfondire senza giudicare. Al termine di questo inaspettato e prezioso confronto con il quadro siamo infine andati a visitare il secondo studio di Franko.

Venerdì

Dopo una paziente attesa del gruppo si parte alla volta della The Courtauld Gallery dove ci troviamo al cospetto dell’opera di Ai Weiwei - Circle of Animals/Zodiac Heads e poi via verso la Withe Cube Mason’s Yard. Qui troviamo una mostra collettiva che ha tra l’altro Anselm Kiefer e due opere di Doris Salcedo: l’artista colombiana che avevamo avuto modo di approfondire durante una lezione a Macerata.

Dopo un picnic a green park decidiamo di staccarci dal gruppo per andare a visitare due gallerie The Courtauld Gallery, che ospita una bellissima collezione di opere impressioniste ed espressioniste e l’immancabile National Gallery. Alla The Courtauld Gallery mi soffermo su alcuni dettagli che solitamente non vengono riprodotti sui testi di storia dell’arte, in particolare mi soffermo sul concetto e forma della cornice, ovvero il dialogo tra la cornice e il dipinto e i cambiamenti e le forme che ha assunto nel tempo.

Alla National Gallery è tempo di una bella overdose di pittura, per prima cosa mi dirigo a ritrovare un caro amico; Rembrant e in particolare i suoi due autoritratti. Ogni volta che vengo a Londra non posso che ritornare ad osservarli, trascorro le ore a cercare di capire come sia stato possibile rendere un ritratto talmente vivo da poter dire di essere al cospetto di una persona. Sia il ritratto da giovane che da vecchio trasudano di "un’aurea psicologica”, colore e sguardo si fondono in un dialogo silenzioso che lascia senza fiato. L’intensità è tale da farmi pensare di stare di fronte all’ipotetico ritratto di Dorian Gray.

Sabato

Nel pomeriggio è la volta di Ai Weiwei alla Lisson Gallery, qui viene esposta una retrospettiva dei suoi lavori. Ai Weiwei è un artista che mi ha fatto scoprire Franko e del quale rispetto e appoggio il suo lavoro concettuale e di contestazione, un artista scomodo e potente tanto da essere stato arrestato dal regime cinese. Qui alla Lisson si respira un aria di apprensione, nella zona della segreteria sono affissi ritagli di giornale che parlano della vita dell’artista e del suo arresto, in fondo alla stanza dei poster riportano le frasi di Ai Weiwei. Questi dove invitano alla riflessione e alla presa di coscienza, ovvero il motivo per il quale le autorità cinesi hanno preferito fare “sparire” l’artista. Aldilà delle opere esposte, mi è piaciuta l’idea di fare in modo che ogni visitatore potesse portarsi via un poster, facendo in modo che le parole di Ai Weiwei risuonino lungo le strade. Il pensiero non si piega al regime.

Lunedì si ritorna a casa, sazi e fieri di aver compiuto un viaggio necessario.

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