Fabrizio Cotognini:selezionato come finalista a premio celeste yeahhhhhhhhhhhhhhhh
PLUS ART
Neon & Signmakers present Plus Art
60 + Artists
100 + Hours
Address: 1st Floor, Britannia House, 68-80 Hanbury Street,
London E1 5JL
Early viewing: Wednesday 13th October by appointment
Public opening times: Thursday 14th October – Sunday 17th
October 2010
When: 24 hours a day
Party: Friday 15th October – 6pm - midnight
Plus Art
To coincide with the Frieze art fair in Regent’s Park, the third incarnation
of Plus Art will be held in a 5000 square foot warehouse just off Brick Lane
and – fittingly - underneath Atlantis, the biggest art materials suppliers in
Europe.
Curated and produced by neonist Kerry Ryan and artist Declan McMullan,
the temporary gallery will exhibit original works by Tracey Emin, Gavin
Turk, Douglas Gordon, Mat Collishaw, Polly Morgan, Sarah Lucas, Franko
B, Joseph Kosuth, Anselm Keifer, Melville Mitchell, Damien Hirst and
many more.
Maintaining Plus Art’s open-all-hours principle of the previous two years,
the gallery’s doors will not be shut throughout the day and night. That
means one hundred hours of painting, sculpture, video and installation
made by more than sixty artists.
Social lubrication will be provided by live bands and a bar.
For more information and images, contact
Kerry Ryan
07930 111181
laurakj@btinternet.com
www.plusartprojects.com
To find us, copy and paste this link:
http://www.streetmap.co.uk/map.srf?x=534014&y=181889&z=110&sv=534014,181889&st=4&ar=y&
mapp=map.srf&searchp=ids.srf&dn=577&ax=534014&ay=181889&lm=0
Notes for Editors:
East End neonist Kerry Ryan has been working as a fabricator for
London’s contemporary art world for 25 years. His list of clients includes
Anselm Keifer, Franko B, Mustafa Hulusi, Mark Titchener and Mat
Collishaw. He has been Tracey Emin’s personal neon-maker for 16 years.
Kerry ran Neon Gallery in Spitalfields from 2000-2006 and opened a new
shop and gallery on Cambridge Heath Road in Bethnal Green.
Declan McMullan is an artist and independent curator based in London.
As an artist, Declan has exhibited widely across Europe and has also
curated numerous exhibitions in London. As a technician and fabricator,
Declan works closely with artists and has worked with the majority of
established museums and galleries in London.
Plus Art is the third in a series of collaborative events and exhibitions.
urgent..
I STILL LOVE

Via Palestro, 14 - 20121, Milan - Italy
date in Ottobre IMPORTANTE..
maggio 2011 si torna a londra
URGENTE
SCULTURA 2010 / 2011
CORSO DI SCULTURA
Del docente Franco Bosisio conosciuto internazionalmente Franko B
www.franko-b-news.blogspot.com
Programma di Scultura teorico-pratico.
In vigore da Ottobre 2010/2011
Sviluppo della personale ricerca con partecipazione obbligatoria alle lezioni frontali del professore, con obbligo di frequenza anche ai seminari organizzati dal professore in cui sono invitati accademici ed artisti nazionali ed internazionali
Visione di mostre di artisti Nazionali ed Internazionali.
Obbiettivi:
Gli obbiettivi per il corso di scultura sono quelli di condurre lo studente ad avere requisiti artistici mediante i quali formuli un proprio percorso culturale, ideologico, e intellettuale che pratichi una poetica artistica che possa portarlo ad una libertà personale. Questo corso è una partenza e non un arrivo, che darà allo studente la possibilità di scegliere la propria strada in modo indipendente capace di affrontare singolarmente il mondo dell’arte. Occorrerà stimolare la creatività dello studente mediante supporti video, e incontri con artisti nazionali e internazionali, conducendo lo studente al confronto consapevole con altre tipologie di linguaggi artistici. Solo in questo modo lo studente potrà avere una responsabilità verso il proprio lavoro e il rispetto verso quello dell’altro.
La mia responsabilità sarà quella di guidare questo cammino e far maturare nello studente un modo di pensare essere e lavorare capace di renderlo indipendente e cosciente della propria pratica artistica.
1) Conoscere l’arte contemporanea
2) Comprendere i diversi linguaggi artistici
3) Indipendenza personale
4) Consapevolezza del proprio lavoro
5) Saper esporre e documentare il proprio lavoro.
TRIENNIO:
1 anno –
Disegno con modello e still-life (due volte alla settimana solo dove prescritto dal docente)
Elaborazione progetti.
Studio sulle modalità relative alla discussione e presentazione del proprio lavoro e archiviazione di esso.
Nozioni di allestimento.
2 anno –
Disegno con modello e still-life (due volte alla settimana solo dove prescritto dal docente)
Elaborazione progetti.
Studio sulle modalità relative alla discussione e presentazione del proprio lavoro e archiviazione di esso.
Nozioni di allestimento
Obbligatorio partire per l ‘ erasmus quando prescritto dal docente di scultura per un solo semestre ( durata dai 4 ai 5 mesi ) con esame in Italia con il docente di cattedra. *
3 anno –
Disegno con modello e still-life (due volte alla settimana solo dove prescritto dal docente
Elaborazione progetti.
Studio sulle modalità relative alla discussione e
presentazione del proprio lavoro e archiviazione di esso.
Nozioni di allestimento
Obbligatorio partire per l ‘ erasmus quando prescritto dal docente di scultura per un solo semestre ( durata dai 4 ai 5 mesi ) con esame in Italia con il docente di cattedra.*
Lezioni di inglese obbligatorie per tutti i 3 anni
Visione di mostre d’artisti Nazionali ed Internazionali.
*uno studente che decida di partire per l’erasmus al secondo anno non è obligato a fare l’ erasmus al terzo anno
BIENNIO SPERIMENTALE:
1 & 2 anno – *
Studio sulle modalità relative alla discussione e
presentazione del proprio lavoro e archiviazione di esso.
Nozioni di allestimento.
Visione di mostre di artisti Nazionali ed Internazionali.
* Work placement / stage ( durata dai 3 ai 6 mesi ) obbligatorio in uno nei due anni del biennio, da discutere con il docente.
Lezioni di inglese obbligatorie per tutti i 2 anni.
Bibliografia consigliata:
On Photography by Susan Sontag (Author)
[Penguin; New Ed edition (27 Sep 1979)]
Regarding the Pain of Others by Susan Sontag (Author)
[Penguin; New Ed edition (26 Aug 2004)]
Franko B: Blinded by Love by Dominic Johnson (Editor)
[Damiani (15 Sep 2007)]
The Medium is the Massage: An Inventory of Effects by Marshall McLuhan (Author), Quentin Fiore (Author)
[Penguin Classics (25 Sep 2008)]
Understanding Media by Marshall McLuhan (Author)
[Routledge; 2 edition (18 May 2001)]
Six Years: The Dematerialization of the Art Object from 1966 to 1972 by LR Lippard (Author)
[University of California Press; annotated edition (7 April 1997)]
The Contingent Object of Contemporary Art
by M Buskirk (Author)
[MIT Press; New edition edition (8 April 2005)]
Sculpture Today by Judith Collins (Author)
[Phaidon Press Ltd (1 Oct 2007)]
Installation Art in the New Millennium: The Empire of the Senses by Nicolas de Oliveira (Author), Nicola Oxley (Author)
[Thames & Hudson; 1st Pbk. Ed edition (27 Sep 2004]
Society of the Spectacle by Guy Debord (Author)
[Rebel Press,London; New edition edition (Jan 1992)]
Inside the White Cube: The Ideology of the Gallery Space by B ODoherty (Author)
[University of California Press; Expanded edition edition (6 Jan 2000)]
Wanderlust: A History of Walking by Rebecca Solnit (Author)
[Verso Books (19 May 2006)]
Joseph Beuys: The Reader by Viola Michely (Author), Claudia Mesch (Author)
[I B Tauris & Co Ltd (30 Jun 2007)]
The Politics of Aesthetics by Jacques Ranciere (Author), Gabriel Rockhill (Introduction, Translator)
[Continuum International Publishing Group Ltd]
Sculpture Since 1945 by Andrew Causey (Author)
[Oxford Paperbacks (30 April 1998)]
Noise Music: A History by Paul Hegarty (Author)
[Continuum International Publishing Group Ltd]
Body Art and Performance: The Body as Language
by Lea Vergine (Author)
[Skira (April 2005)]
Extreme Bodies: The Use and Abuse of the Body in Art
by Francesca Alfano Miglietti (Author) [skira] And Manuale delle passioni
[Skira Editore; illustrated edition edition (29 Sep 2003)]
The Body in Pain: The Making and Unmaking of the World by Elaine Scarry
[Oxford Paperbacks; New edition edition (28 Jan 1988)]
On the Way to Work by Gordon Burn (Author), Damien Hirst (Author)
[Faber and Faber; 1st edition edition (5 Nov 2001)]
Out of now , the life work of Tehching Hsieh by Adrian heathfield
Live Art Development Agency and The MIT Press, 2009,
ISBN 978-0262012553
Bill Viola
La video arte di Bill Viola si nutre di spazi vuoti, immagini ed elementi naturali come il fuoco e l’acqua in stretta comunicazione con l’ uomo.
Quando si assiste ad un ‘ opera di Bill Viola siamo assorbiti in un non- luogo dove appaiono personaggi che vengono benedetti dalla materia in un tempo eterno , quasi immobile, rallentato dove ogni atomo fluttua , dove ogni elettrone è in contatto.
Ogni elemento usato da Viola , come l’acqua ed il fuoco (the Crossing) ha un ruolo purificatore e rigenerante. E’ una divinità fisica.
Ci troviamo di fronte ad immagini che non hanno né tempo né luogo dove l’angoscia la tenebra e la luce fluttuano in uno spazio quantistico, nascono all’interno di esso. L’acqua avvolge i corpi che si muovono nel nulla, il fuoco li purifica, il silenzio li benedice per poi sprofondare nell’assenza,nella perdita, nella dissoluzione degli elementi trasportatori della realtà virtuale di Bill Viola.
Ed è proprio con la realtà Virtuale che Bill Viola interviene trasformandola in un universo percettibile ai sensi, diventa un mondo reale e oggettivo, tattile, è un universo intermedio in cui lo spirituale prende corpo e il corpo diventa spirito in un mondo immaginale che tuttavia è reale e che è composto da idee, immagini, sogni e ricordi che vanno a legarsi allo spazio in cui vive lo spettatore facendo scaturire in lui un desiderio:quello di vivere un immagine, di entrarci dentro, un viaggio interiore psicologico ed emotivo.
Mi piace pensare l’arte di Bill Viola come un “gioco", dove vige un’ unica regola: il Caso. Ogni evento è regolato dal caso, quel caso che ha guidato fin dall’inizio il corso dell’universo, la formazione della materia, ed il suo organizzarsi.
Si parla di un gioco in stretta relazione con la materia che colpisce il corpo, gli atomi che la accolgono per poi dissolversi con essa. Stanze di materia sono presenti nell’opera di Viola, dove l’acqua ed il fuoco insieme al respiro, sono forze ordinatrici che cercano di domare il caso e l’evento.
Si assiste ad un’esplosione primordiale, come un “Big-Bang”, che mette tutto in movimento, tutto in gioco, spingendo la materia in un vortice disordinato che non si può fermare.
E’ LA FORZA DEL CASO antagonista perenne delle forze regolatrici.
Nelle video opere di Bill Viola ci troviamo spesso di fronte ad una metamorfosi continua, un continuo cambiamento:dall’atomo al cristallo dalla molecola al gene, dalla cellula vivente all’essere umano. E’ un gioco governato dalle leggi fisiche.
I dadi e le regole sono i simboli del caso e delle leggi naturali :Vita e Morte.
In questi spazi eterei che Viola ci offre, siamo totalmente rapiti dai suoni emotivi e si entra e si esce dal mondo corporeo, dalla vita e dalla morte. Bisogna solo avere il coraggio di rompere un muro d'acqua, oltrepassarlo, per rendersi conto che la nostra fisicità, come la vita intera, è solo un transito.
Quindi in termini fisici mi piacerebbe paragonarlo ad una sorta di “trasporto subatomico”, dove il viaggio spirituale scorre nei binari della fisica, dove le immagini è come se venissero proiettate dal futuro e intrappolate in questo presente che sembra essere eterno. Una disgregazione atomica che viaggia e che si ricompone in uno spazio anonimo, sconosciuto, un buco nero.
Un lento scorrere della vita e della materia visiva a partire dalle profondità marine fino alle steppe e alle tavole apparecchiate, testimonianza onirica dei deserti veri e simbolici che popolano le nostre anime.
Un altro aspetto chiave di Bill Viola è la funzione “ritualista” delle scene e dell’acqua (spettri), dove i morti infrangono le barriere della materia, come se fossero immersi nel tempo, disperatamente distanti da noi. Bill Viola adopera infatti il video per esplorare il fenomeno della percezione attraverso i sensi come strada per la conoscenza di se stessi, si concentra sulle universali esperienze dell'uomo (la nascita, la morte, i vari processi di presa di coscienza e conoscenza).
Un rituale che ci accompagna con la musica del silenzio, cura le ferite del rumore, della realtà odierna con il suono della materia cancellando il rumore della nascita, del parto, del feto materno e il rumore la quale ossessiona tanto l’uomo, quello delle tombe: Il silenzio eterno.
E quindi il vuoto diventa musica, il silenzio non è più temuto perché la materia sta cantando, e i corpi che Bill Viola ci mostra, danzano, emergono con gli atomi nel suono del silenzio , dove il rumore e le parole non devono più allontanare il nostro intimo spirito.
La realtà di Viola è una realtà virtuale che scaturisce due criteri : il vero e il falso. Un “gioco” che è parte della realtà virtuale, un mondo simulato dove ciò che ci appare gioca con i nostri sensi riproducendo contemporaneamente una realtà non più tangibile. Una realtà sospesa tra il “vero” e “il falso”, del quale possiamo dire a cosa somiglia ma non ciò che è. SIMULAZIONE E DISSIMULAZIONE.
E’ l’arte della memoria immaginale che con il potere delle immagini organizza una sequenza ordinata di ricordi (the Passing).Viola usa una memoria artificiale, dei “frame” di ricordi e dei luoghi che sono i posti più afferrabili della memoria: stanze, nature morte, case , angoli, che spesso Viola sostituisce con il vuoto, con degli universi neri senza né provenienza né tempo. Quindi usa le immagini come simboli di ciò che noi vogliamo ricordare.
La mente non può ripercorrere il ricordo del luogo per far riemergere le immagini. La loro provenienza generata dal ricordo del luogo non esiste. L’arte della memoria vive nel vuoto.
La memoria, il ricordo, che Viola ci mostra nelle videoinstallazioni , ci ingannano : si può ricordare il passato ma anche il futuro;tramite il vuoto, a cui ci troviamo di fronte, non sappiamo più se il tempo sta scorrendo:il passato, il presente e il futuro non sono più niente.
Si ritorna all’inizio , alla legge del caso che regola ogni azione.
E’ il CASO che regola la materia che giocava, che sta giocando, e giocherà nella realtà virtuale, futura, riflessa a quella presente, dove in questi spazi che Bill Viola ci offre, il tempo ci appare come materializzato, concretizzato, e tramite il suo rallentamento, di cui Viola è il regista, la materia diventa un unico flusso di energia che transita da un punto all’altro lasciando dei segni che emergono dall’ “altare del nulla”. Il crocevia dei ricordi, della memoria, della vita e della morte.
Voglio rammentare queste parole di Bill Viola:
avevo sette anni quando ho visto morire una persona giovane, che amavo. Da allora per semplice destino, mi è capitato di trovarmi vicino a chi moriva. Ogni volta l’assenza, la trasformazione del corpo in cadavere, il vuoto, gli oggetti abbandonati, il silenzio, tutto ciò che noi vivi chiamiamo morte, non ha mai smesso quietamente, inutilmente, di ossessionarmi.
Jacopo Pannocchia
VideoScultura
Annette Messager, nata nel 1943 a Berk (Francia), ha iniziato la propria attività artistica negli anni '70.
Il suo fare arte è una riflessione sul suo essere donna e artista. Da subito prende le distanze da un'idea tradizionale dell'arte a favore di una maggior libertà di espressione. Nel fare questo celebra l'immaginazione creativa tipica delle donne:
"Ho cercato di assumere una mentalità più aperta verso i materiali che mi ha permesso di non considerarli rigidamente e far partecipare attività tipicamente femminili alla mia opera. Era certamente in contrasto con il gusto corrente del tempo che privilegiava un'arte al maschile, la vera pittura, la scultura, eccetera, ma più che di una strategia privilegiata si trattava di una reazione istintiva. Sentivo che opporre questi piccoli dettagli quotidiani della femminilità nell'arte alta era già un'affermazione critica in se stessa."
Per fare arte usa una gran varietà di tecniche e materiali: dalla pittura e scultura agli assemblaggi, foto, libri, film e ricami, con cui crea installazioni di grande potenza. Materiali comuni (reti da pesca, guanti, giocattoli) che, un po' fuori posto e utilizzati in modo diverso dal solito, creano un disagio e danno un nuovo senso agli oggetti.
Combina mezzi convenzionali con il lavoro a maglia, raccolte di proverbi sulle donne e altre attività quotidiane femminili.
Crea dei Journal intime, falsi diari di una giovane donna degli anni settanta in cui, pur nella sua timidezza, ha la possibilità di lasciare intravedere il suo lavoro senza mostrarlo apertamente:"Anche guardando alle sovrapposizioni che faccio oggi, mi ritrovo con questa vecchia idea del nascondere mostrando, dello stimolare la curiosità, di suggerire che forse ciò che sta dietro è più importante di ciò che si vede. Quindi c'è ancora quest'idea del segreto, che poi è un falso segreto perché viene esposto."
Separare le sue molteplici identità (Annette Messager collectionneuse,/ Annette Messager femme pratique,/ Annette Messager truqueuse,/ Annette Messager artiste) le permette di presentare contemporaneamente lavori assai diversi, mostrando come in noi esistano personaggi a volte contradditori:
" Si è sempre divisi, dibattuti fra diverse possibilità, diversi desideri, diverse vite, soprattutto a venticinque anni."
Più tardi negli anni '80 cambia il suo rapporto con lo spazio e con la serie Les Chimères le sue opere si sviluppano, in grande, sui muri. La paura di mostrarsi è passata. A partire da Pénètration (1993-1994), e nei lavori degli ultimi anni c'è un'invasione dello spazio.
Questo anche in Casino (2005), che occupa tre sale, e dove ritornano alcune costanti del suo lavoro: il rapporto interno/esterno e il nascondere le cose ed esporle nello stesso momento.
" Un'artista dice sempre la stessa cosa, ma in modi diversi. Si va più lontano, si regredisce , si fa un salto in avanti. Ci sono momenti più introspettivi. Come il mondo si modifica, il lavoro si evolve e, invecchiando, si diventa più umani. Ho le illusioni di tutti, lo stesso desiderio di amore, l'angoscia per il tempo che passa. Queste paure mi portano verso il gioco, forse come un esorcismo. Sono più giocosa, più infantile e più seria e certamente staccata da un sacco di cose, come la paura di non sedurre, o di non esserci..."
Con la sua capacità di rompere gli stereotipi crea un suo mondo in cui coesistono il bello e il terrificante, un tempo intimo e un tempo universale.
Trovo il suo lavoro importante quanto la storia stessa dell’evoluzione del suo lavoro. Da una fase quasi criptica ed ermetica è arrivata all’esplosione di una serie di emozioni, una consapevolezza per alcuni versi violenta e cruda. In un’intervista di Beppe Sebaste, pubblicata nel 2003 su l’Unità, Annette Messager sottolinea come, attraverso le sue opere voglia trasmettere emozioni, amori e odi, paura di vivere e di morire, quello che, secondo lei, gli altri tendono a nascondere o rimuovere. Da sempre è stata attenta a ciò che succedeva intorno; negli anni ’70 al centro della sua attenzione c’era la vita quotidiana, l’intimità delle donne, oggi il suo lavoro mostra cosa fare coi materiali d’uso, i tessuti, le lane che si indossano sul corpo, i cuscini. E’importante il carattere femminile di questi materiali... un cuscino dall’aria morbida e confortevole d’un tratto può divenire un oggetto conturbante, inquietante (“punte pericolose che sembravano carine e graziose... ”).
Nella stessa intervista parla dell’animalità perduta, cioè di quella parte animale di ognuno di cui spesso ci si dimentica (“piccoli animali di peluche, animali impagliati che ci spiano, ci sorvegliano, e che magari sono altrettanto cattivi degli umani”).
Le interessa richiamare il misto di animalità e umanità, richiamare il corpo, gli odori, tutti quei segni della vita che più si invecchiano più li si vuole nascondere. E’questo quello che fa con la lana e i tessuti, in un’operazione quasi anatomica, di decostruzione. In francese si dice détricoter, disfare la lana e ricomporla, ritesserla. Utilizza lana di vecchi pullover, magari ancora impregnati del calore dei corpi, vecchia lana che conserva le maglie e le curvature, cioè la memoria che non puoi più raddrizzare o modificare radicalmente.
Ama mostrare la memoria dell’uso, la memoria di un lavoro che si perde. Si guardano le sue opere e si sentono gli odori, i rumori ovattati di un tempo, le ruvidità.
Le opere della Messager dicono la povertà, per esempio quella dei profughi, attraverso delle palle fatte di stoffa, come quelle che si usavano anche da noi in tempo di guerra. Racconta alcuni dei materiali e immagini del mondo che magicamente entrano a far parte delle sue opere, che non hanno bisogno di definizioni speciali, né di un posto a parte nella storia dell’arte.
“Gli artisti non hanno la pretesa di cambiare il mondo – dice - ne fanno parte. Sappiamo che moriremo, ma a differenza degli animali sappiamo anche di far parte di una catena di trasmissione umana, che continuerà dopo di noi, e di cui abbiamo responsabilità. C’è una continuità dell’arte nel parlare dei grandi problemi, quelli fondamentali, la vita, l’amore, la morte. E allora parlare di evoluzione, nell’arte, non ha senso, per me non c’è differenza tra arte moderna e arte antica ... ” .
Il suo punto di vista è molto alto rispetto all’orizzonte e mette in luce molte delle problematiche dell’arte stessa.
Vorrei concludere questa chiacchierata su Annette Messager con l'opera Gonflés-Degonflés del 2006.
E’ una stanza ingombrata, ancora una volta, da elementi anatomici, interni ed esterni: mani, piedi, polmoni, sessi maschili, reni, etc. confenzionati con la stoffa dei paracaduti e animati da una respirazione costante, fluida, riposante.
La dimensione aerea delle ultime opere di Annette Messager lascia emergere l'aspetto più genuinamente utopico della sua poetica corporale. Del tutto scomparso il grottesco, l'impressione è quella di un paesaggio naturale, sottomarino, di una vita autonoma, immanente, quieta, vicina a quella di certe immagini di Yves Tanguy o di Miro.
Dall'intime alle interiora, il percorso artistico di Messager declina il segreto e il mistero come idee fondamentali della vita, non solo umana. Attraverso il corpo, il biologico, l'organico, la natura torna a essere la fonte prima dell'immaginario.
Percorso I
tende a comporsi,
spesso però siamo già composti,
a volte riusciamo a scomporci,
per poi ri-assemblarci.
Se non esistesse già una composizione di se stessi, non sapremmo cosa analizzare,collegare e cercare. Gli artisti,gli scienziati, i ricercatori,smembrano e rimodulano passati,per percepire di se stessi un processo di elaborazione,consapevoli che attraverso l'azione si costituisce una reazione.
Se non fosse per questo non esisterebbe il concetto di notte e giorno,di mese ,di anno, di storia; né quello di evoluzione.
Così nasce una sensibilità del tutto personale riguardo quello che può significare un'esistenza relazionata a questo sistema.
Io ho deciso di non essere immobile,passivo,subordinato alla norma,ho deciso che non avrei adottato metodi omologati,bensì li avrei confutati,denigrati e espulsi dalla mia gamma di possibilità.
Ho deciso di intraprendere un percorso che provi,che mi tenti addosso, la creazione di un mio metodo.
Così un processo di costruzione.
Un processo a tutto ciò mi ha costruito nel tempo,giudice di tali eventi,personaggi,cose;io.
Ho iniziato,cementificare quelle che erano le mie fondamenta culturali sarebbe stato il primo passo.
Il simbolo di molta mia storia doveva rappresentarsi e di esso sacrificarsi,per espiare la sua corruzione,il suo logoro significato.
Ormai marcio doveva essere espulso dai miei pensieri ,che rischiavano il contagio.
“l'immondizia si lascia fuori dalla porta”.
Così si materializzò il pensiero espulso.
“che Dio m'oda se ciò che penso sia di giustizia coperto;
perché il mio pensiero di recente verte sull'ipocrisia che l'uomo egoista fa della parola evoluzione.
Io da miscredente vedo un simbolo che guida di molti è,
e che per altri è giustificazione,per atti poco civili,
per cui serve una contraffazione.
Della fede ne fanno un velo per difendersi dai chiacchieroni.
Falsi,chiacchieroni e parassiti,si son vestiti.
Potremmo credere ad un uomo esistito,forse eroe,forse personaggio di mitologia,ma certamente uomo,con limiti e fragilità.
Non difendo né fede né religione,credo nella croce ,simbolo di sofferenza e sacrificio,simbolo di molto abbiamo costruito,simbolo di errore ed orrore.
Croce dell'uomo e non di Dio.”
Una volta fuori,il simbolo doveva esteriorizzarsi,e ricoprire con nuove vesti il proprio ruolo.
Avrebbe dovuto munirsi di nuove energie comunicative,nuova iconografia da affiancare a quella della tradizione. Così iniziano le ricerche di contestualizzazione di un simbolo che sembra ormai assorbito dalla società , ma difficilmente digeribile.
Allora le scelte materiche danno connotazioni personali alla croce.
Cemento.
Il costruire è una mania e una fobia dell'uomo. I romani scoprirono la calce e l'opus cementitium ,e di esso ormai ricopriamo qualsiasi cosa. Il cemento tutto copre e tutto seppellisce,in esso.
Così 4 croci di cemento,3 con dei buchi che attraversano il corpo,una sola senza un graffio.
“Non mi è bastato dovevo sparare ,come un gesto folle, per eliminare.
Ma una si è salvata,oppure sta aspettando il suo turno,forse lei il simbolo di una purezza inaspettata.”
Plastica,PVC.
La materia che noi oggi sviluppiamo e utilizziamo in più campi. Ho deciso per il PVC,una plastica telata che mi attrae per la sua opaca lucidità,per la sinuosità con cui cade,per il suo nero che accarezza le sfumature bluastre del petrolio.
Una materia assolutamente non-nobile, anzi inquinante.
La plastica ad oggi ci fa da contenitore,siamo inglobati nella plastica,dall'immondizia agli alimenti.
La body-bag,contenitore di assassinati,forse quel Cristo ucciso,anzi CROCI-FISSO,dall'ignoranza dei più che non conoscono il sacrificio.
Ad oggi la croce lascia strascichi nei nuovi progetti che si aprono e si chiudono,ma come la storia non può essere cancellata, neanche nella mia memoria e nelle mie congetture può volatilizzarsi un immagine così forte,così pregna di densa luce da avermi abbagliato ed accecato.
Accecato,tormentato.
Forse un giorno riacquisterò la vista,forse, con occhi nuovi.
Lascio l'intervento con un appunto maturato nel corso dell'anno ,che mi ha accompagnato lungo questi ultimi mesi,sorto da una riflessione che abbraccia polemiche tra idealisti e tecnici di inizio anno e pensieri per migliorare il metodo di lavoro tanto auspicatomi,con l'obiettivo di poter mantenere costante il regime del motore che mi alimenta.
“Materiale,sarà sempre reperibile,
l'idea,diversamente,sfugge e catturarla permette l'analisi e la progettazione,
la fase realizzativa dev'essere istantanea,fugace,immediata,un atto finale.
Forse quest'atto finale sarà tardo a venire per le complicanze progettuali o vitali dello stesso lavoro.
Importante quindi è abbandonare la contemplazione ,essa non produce,e perseguita l'ideale,che l'ideatore stesso rielabora quando si perde nella noia dei processi,
concretezza quindi. Nel progettare,attenzione.”
800 parole
è una storia personale, è un percorso unico…ho cercato, oggi mi sono voltata, ho percorso una strada alternativa, mi sono accorta che i percorsi-percorribili sono infiniti. Restare fermi immobili perché tanto la nostra strada ci aspetta. Ma per quanto ancora? Ancora per molto non temere. Io invece ho paura, ho paura di perdere attimi importanti, per sempre. Guarda che così non li perdi, ma ne acquisti di nuovi. Sì, forse.
Ho avuto la sensazione di trovarmi talmente innamorata da non riuscire più a respirare. In apnea ho avuto paura di morire, ho avuto paura di dimenticare le cose belle. Per fortuna le avevo scritte, per fortuna le ho buttate.
Ho ricominciato spesso. Mi sono quasi sempre tradita, contraddetta. Pentita. Ho usato il mio errore per fare, progettare. Ipotizzare. Ho la passione per la sperimentazione, ma anche per la tradizione. Non amo le leggi, adoro le regole. Ho la passione per i tentativi di equilibri. Mi piace osservare il tempo massimo in cui un oggetto riesce a restar fermo su ciglio di un dirupo durante un temporale. L’istante prima di.
Appena prima di morire si esala l’ultimo respiro. L’ultimo respiro, l’ultimo istante in cui un oggetto è visibile nella nostra realtà. Se l’oggetto scivola giù nel dirupo non vuol dire che l’oggetto scomparirà dalla propria esistenza. Ciò che non vediamo o non vediamo più vive un’altra dimensione, vive un altro luogo, è solamente lontano dalla nostra vista, dai nostri occhi, dalla nostra percezione visiva.
Sono un po’ dispiaciuta quando resto tradita. Mi diverte osservare senza occhiali, non vedo i particolari, non vedo troppi difetti, non vedo cose piccole. Non riconosco le persone dall’altro lato della strada. Mi diverte perché tutto è molto più fluttuante, più veloce e imprevedibile. Sono dispiaciuta, perché ho paura della velocità, ho paura di non distinguere ciò che è bene.
Vorrei fotografare ogni cosa che mi circonda, catalogare tutto, data di nascita, colore, stato fisico e registrare infine gli ultimi momenti delle loro vite. Ho la passione di lasciare tracce e vedere se dopo un anno o più esse ancora son lì. Mi inquieta, nello stesso tempo, trovare le tracce che ho lasciato molto tempo prima, penso a come ero, come stavo mentre lasciavo quelle tracce.
Penso che poetica significhi vita, “qual è la tua poetica?” significa “qual è la tua vita?”.” Qual è la tua vita?” che domanda è? E’ formulata male o vuol dire davvero “qual è delle tante la tua vita?”. Allora anche la poetica non è unica, potrebbe non essere l’unica possibile. Ho la passione per le alternative, per le strade secondarie, per l’imbarazzo della scelta. Non sopporto dover scegliere ora, per forza, la cosa migliore.
Fin’ora ho trovato piacere nello sbagliare, nel cancellare e ricominciare. Ho la passione per l’istante appena prima dell’errore. E’ solo lì che trovo un mio sorriso, ironico. Non amo prendermi sul serio, amo piuttosto essere seria.
Non conosco i numeri e “800 parole” per me significa “tante parole”. Ho la passione per le parole, mi piace giocarci, mi piace litigarci. Mi piace non saper cosa dire, farmi suggerire. Inventare storie partendo da mie verità. Mi piace dire la verità. Quando è possibile. Quest’anno tante cose sono cambiate.
Ho affrontato dei pensieri differenti fra essi, ma pian piano magicamente connessi.
Ho visto terre lontane, ma troppo vicine per modificare il mio modo di pensare, forse è un bene perché ho ampliato il mio viaggio interiore fatto di momenti in cui un attimo fa la differenza, in cui le parole sono le sfumature; forse perché contano le azioni, le trasformazioni che esse portano nella realtà che percepisco.
L’arte è una visione, un’immagine che fa la differenza tra il vuoto dentro e l’ignoto fuori.
C’è sempre il falso, c’è sempre il vero, è tutto parallelo; osservo questo sentiero a volte da attore, altre volte da spettatore, quasi mai da comparsa, per non rischiare di andare contro un muro in cui compaiano bandiere con la scritta “vaffanculo”.
Si potrebbero fare altri paragoni per spiegare il presente, o meglio ciò che il passato ci suggerisce di fare, ma sarebbe un vantaggio per la storia. Sarebbe una vittoria, ma di questi tempi sarebbe un errore, visto che non sempre questa parola ha portato una grande gloria, intesa come verità, di idee e umiltà.
Ho bisogno di questo per capire ciò che posso trasmettere agli altri, a chi guarda ma non sa vedere, a chi ascolta ma non sa sentire,a chi parla e non sa tacere.
Di strada ancora ce n’è molta, so che posso ancora cucire abiti da strappare, da consegnare al prossimo, da donare a chi ne avrà bisogno, a chi ne farà tesoro, a chi avrà il coraggio di indossare e sarà in grado di sognare.
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Non è mai semplice scrivere di se stessi, per quanto io possa avere una sorta di adorazione verso tutto ciò che è espressione e manifestazione della parola, penso che chi opera o si accinge verso l’illimitato campo dell’arte, debba il meno possibile parlare del proprio lavoro, poiché e comunque, qualsiasi concetto palesato, anche il più obiettivamente possibile, non potrà mai esprimere a pieno quel mistero intenso e profondo che lega l’artista alla sua opera, soprattutto a quel particolare momento che è il suo concepimento.
Nell’opera entrano in gioco innumerevoli elementi che esulano dalla parola, pertanto il mio dubbio è se la parola non impoverisca la scultura nell’istante stesso in cui è pronunciata dal suo artefice.
Credo ci sia il rischio di dare una lettura condizionata e condizionante, di conseguenza limitata dell’opera; è come se si cercasse di definirne i confini invece di lasciarla libera di sconfinare e quindi di significare arbitrariamente.
Dopotutto è anche vero che da quando l’artista la licenzia, l’opera non gli appartiene più, ma piuttosto appartiene a chi la osserva, a chi la fa sua nel fruirne, a chi la carica di significato con il suo personale sentire.
Alla luce di ciò, scelgo di scrivere cercando di focalizzare il mio pensiero su dei punti prescelti e sul significato che questi hanno sul mio operare.
“Il tempo mi ha rubato il tempo e ora non ho più tempo da perdere”
Il mio percorso artistico è cominciato in netto ritardo e oggi il tempo pressa sempre più incisivo;non che la questione anagrafica debba considerarsi un limite, ma sicuramente il tempo a disposizione è ridotto.
Ho dedicato gran parte della mia vita a costruire quella solidità che mi avrebbe messo al sicuro da qualsiasi tipo di disorientamento, mentre caparbiamente e vigliaccamente relegavo la spinta creativa in un angolo cieco della mia esistenza. Negli anni ho scritto, per anni ho scritto, inezie che hanno tuttavia avuto la loro utilità, hanno, infatti, mantenuto vivo un barlume di quella creatività insita nel profondo e celata.
Ora non è più tempo di viltà, dopo anni trascorsi a pensare è arrivato il tempo di fare, “faccio cose”, non mi pongo in merito troppe domande ma rispondo a un bisogno quasi fisico, a un’urgenza che preme e mi conduce a continuare a fare cose.
“Vorrei trovare la severità di un asceta e mi ritrovo la mollezza di un invertebrato”
La riflessione attuale sul mio lavoro vuole partire da questa frase che ronza nei miei pensieri, poiché la mia ricerca si rivela come un’intensa lotta, il confronto con la materia e la forma dell’arte un grande dilemma, un mistero ancora irrisolto, una ressa tra lunghe attese, tentativi e confuse risposte.
Ciò è ovvio, poiché da una parte, non riuscirò mai a essere completamente soddisfatta e appagata del mio lavoro, dall’altra il persistere della spinta emotiva e il bisogno di sfidare la materia mi conduce a forzare oltre, fino a sfidare le mie possibilità.
A chi mi chiede cosa scolpisco, rispondo che “faccio cose”, che mi diletto con i materiali, qualsiasi essi siano, forse faccio sculture, ma non è questo che conta, conta la necessità che il mio corpo, le mie mani, hanno del confronto con la materia, così come la mia mente ha la necessità di nutrirsi delle parole.
Una, due o forse più anime vivono in ognuno di noi, in me sono diverse e quotidianamente tentano di divorarsi a vicenda.
Dopotutto siamo quello che siamo ma anche quello che crediamo di essere, come siamo anche quello che gli altri pensano noi siamo, ma ancora, e soprattutto, siamo quello che vorremmo essere, ed è per questo che lottiamo.
“Se non si spezza la dura legge della materia non c’è spirito che si possa liberare”
Il lavoro con certi materiali conduce a intense sensazioni tattili, olfattive, elementi caratterizzanti il lavoro di chi scolpisce, di chi sfida i materiali con le mani o con i ferri del mestiere, di chi cerca di svelare i contenuti, di chi cerca l’essenza stessa, l’anima delle cose e usa un percorso plastico, magari inventando, interpretando, o semplicemente trasformando la materia di cui dispone.
La materialità, appunto, nella miriade delle sue possibili articolazioni è la misura dello scultore.
La materia condiziona l'uomo artista dal suo prospettarsi a livello molecolare fino al suo costituirsi in forme e in estensioni.
“Compito dell’opera è di svelare l’arte e non di svelare l’artista”
E' il discorso, sicuramente scontato, dell'immagine derivata dalla materia, dell’immagine che insorge come un assillo, come un qualcosa d’incontenibile che ci sta dentro ed esige una forma.
Quel qualcosa che quando avviene genera incontenibilmente un campo di emozioni, e salda così la magia propria del fare scultura in un collocarsi dentro le dinamiche delle forme, dall'indistinto fino al distinto, in una molteplicità di punti di aggregazione dove si realizza il fascino del produrre tipico dell'arte che è sensibilità particolarmente assorbita che crea e che svela.
“Tutto e il contrario di tutto”
Tra geometria e organicità, tra naturale e artificiale, tra peso e leggerezza, tra materiale e immateriale, tra ordine e disordine, tra tutti gli elementi opposti, tra quei contrasti e quelle contraddizioni che compongono l’umana realtà, luce buio, bianco nero, vuoto pieno, materia spirito, trasparente opaco, ecc.
Ecco forse il mio pensiero si muove su questi contrasti e ancora di più sul concetto stesso di contrasto, di opposto, di antitetico.
Ma nulla, e credo sia giusto, nell’opera è dichiarato veramente fino in fondo, tutto rimane e deve rimanere in uno stato di allusione, di potenzialità, tutto può cominciare e ricominciare, tutto può essere tutto e il contrario di tutto, e muta sempre di significato secondo come si guarda, secondo chi guarda, secondo quale stato d’animo in quel preciso momento ha chi guarda, mai uguale a se stesso.
“Anno accademico 2009/2010 - l’inaspettato prende forma”
Entrando nel merito del lavoro svolto durante quest’anno, posso dire che si è innescato e ha cominciato a prendere forma nel mio lavoro un percorso parallelo a quello di sempre.
Questo nuovo percorso è nato conseguentemente agli stimoli che mi sono arrivati in ambiente accademico e che ho cercato di cogliere e interpretare.
La forza di questi stimoli ha favorito una certa produzione d’idee, non tutte progettate e/o portate a termine con interventi precisi e definiti, ma comunque ricche di significato.
Nel mio consueto percorso, mi confronto generalmente con quei canoni e materiali strettamente legati a un discorso puramente scultoreo, dove gli elementi basilari sono quelli propri della plasticità nel rapporto forma materia spazio; confronto che si traduce in soluzioni che palesano la necessità di arrivare alla sintesi estrema, alla pura essenzialità, con accentuati caratteri di estenuante ed esasperata risoluzione delle superfici, non disdegnando nessun tipo di materiale manipolabile direttamente o con l’uso di strumenti.
Nel nuovo e parallelo percorso, invece, a seguito dei temi assegnati, mi sono indirizzata verso soluzioni nuove, verso espressioni legate a un sentire tutto interiore e dettate più da elementi mentali che fisici, imponendomi anche la necessità di adottare materiali e canali diversi e per certi aspetti a me nuovi.
I lavori realizzati seguono un proprio percorso e rimandano a qualcosa di successivo, in una trasformazione di stato che dall’oggetto originale arrivano a qualcosa di diverso, a qualcosa d’altro.
Ad esempio per il tema dell’oggetto trovato, sono partita da un semplice tronco che custodivo da anni e che sarebbe dovuto rientrare nel mio lavoro sulla forma non forma dell’acqua.
L’oggetto in se ha rappresentato solo il principio di una storia sul concetto di tempo, del tempo sentito e del tempo scandito, del tempo uno e multiplo.
La storia divisa in quattro diverse fasi cerca di narrare il tempo della natura, il tempo dell’uomo, il tempo della tecnologia e infine l’assenza di tempo.
Per il secondo tema, quello della paura, inizialmente ho cercato di riflettere sulle paure più comuni che riguardano più o meno tutti, da qui “Un ritorno causale”, composizione fotografica che ritrae una serie di bambole e pupazzi.
In seguito mi sono soffermata sulle mie paure e partendo dall’elaborazione iniziale del mio occhio sinistro, ripetuto in una composizione modulare, sono arrivata a elaborare una mia precisa e innata paura, quella del buio e precisamente quella del non poter vedere.
