This is the blog for Franko B's sculpture class at Accademia di Belle Arti di Macerata, Italy.

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video scultura

WILLIAM KENTRIDGE

Considerato il mio grande interesse verso il disegno e l’importanza che ha nel mio lavoro la figurazione e l’uomo in genere, costituito sempre dalla sovrapposizione di segni e cancellazioni, ho deciso di approfondire e conoscere meglio il lavoro di William Kentridge, un’artista che secondo il mio punto di vista ha saputo ridar vita al disegno e a tutte le sue variabili, con lavori e progetti in forma di narrazioni video molto intense ed evocative che sanno suscitare forti emozioni.
Non ho mai avuto, fino ad ora, l’opportunità e la fortuna di osservare una sua esposizione dal vivo, mi sono dovuto limitare alla visione dei suoi lavori tramite supporti digitali come dvd, materiale reperibile dal web e alcune interviste, ma già ha saputo cogliere tutta la mia attenzione. Wlliam Kentridge è un artista, per me, ancora tutto da scoprire, ho avuto modo di conoscere il suo lavoro solo di recente, durante questo ultimo anno e proprio per questo colgo l’occasione per approfondire la mia conoscenza riguardo ad un artista che credo meriti molta attenzione.

William Kentridge nasce a Johannesburg (Sudafrica) nel 1955 dove studia alla Arts in Politics and African Studies, University di Witwatersrand, poi si diploma alla Fine Arts della Johannesburg Art Foundation. Negli anni 80 frequenta l'École Internationale de Théâtre Jacques Lecoq a Paris.
Il suo interesse per il cinema e il teatro risale all’inizio degli Anni Settanta, quando si impegna in diversi progetti come autore, regista, attore e scenografo, fondando la Junction Avenue Theatre Company e collaborando alla realizzazione di sceneggiati televisivi e lungometraggi.
La sua prima esposizione personale di stampe e disegni risale comunque al 1979, mentre il lavoro nell’animazione parte dieci anni più tardi con Johannesburg 2nd Greatest City After Paris, dove compaiono per la prima volta i suoi celebri personaggi di Soho e Felix.
Nato e cresciuto a contatto con la difficile realtà dell’Apartheid, William Kentridge guarda con estrema lucidità e consapevolezza alla storia del suo Paese d’origine e crea un’arte intensa e di grande forza espressiva che riflette sui meccanismi della memoria e della dimenticanza, sul senso etico di responsabilità, sulla colpa e la complicità, sul dolore e l’ingiustizia. La sua opera procede per metafore potenti e poetiche allo stesso tempo che, seppur radicate nella realtà dell’Apartheid, allargano la riflessione alla condizione umana in genere.
Artista, filmmaker e regista teatrale, e' una delle figure intellettuali di spicco dell'attuale panorama sudafricano. Il suo lavoro e' caratterizzato dalla co-presenza di diversi mezzi espressivi: nelle sue installazioni, alla pittura e al disegno, si affiancano spesso oggetti tridimensionali e videoproiezioni, dando allo spettatore la sensazione di entrare dentro la scena, ma soprattutto dentro la realta' e la storia di un Sudafrica in transizione e in trasformazione.

“Per me i miei disegni sono una sorta di diario che lega il lato personale, che puo' essere l'umore o il sentimento di quel giorno, con le note e gli appunti nei confronti di tutte le questioni morali che ho dovuto affrontare. E' come se ci sia un lato artistico assieme alle grandi domande su cui mi sono dovuto confrontare assieme alla societa' di cui facevo parte.”
William Kentridge
Le sue non sono comuni animazioni costituite da migliaia di disegni. La sua particolarità non consiste nel realizzare migliaia di disegni diversi, bensì nell’effettuare centinaia di modifiche soltanto sulla base di pochi disegni. Affisso al muro del suo studio vi è un foglio di carta di grandi dimensioni ed al centro della stanza vi è una telecamera. La realizzazione del film consiste in una camminata, una camminata tra il disegno e la telecamera: esegue il disegno, va verso la telecamera e gira un paio di fotogrammi di un’immagine, torna al disegno e inizia a cancellare e a modificarlo, poi torna di nuovo alla telecamera e riprende un paio di altri fotogrammi, in modo che ogni sequenza del film coincida con un disegno, ma un disegno modificato, cancellato e che ha subito decine o centinaia di aggiunte. In ciascun disegno rimarrà dunque una traccia di ogni fase, di ogni suo sviluppo. La sua insistenza nel processo stesso e nei disegni è anche il concetto del passare del tempo, della traccia del tempo e della storia. La tecnica stessa dei film contiene una parte del significato dell’opera.

“Inizialmente pensavo che non cancellare bene fosse quasi una colpa ma poi, vedendo i film, quella che sembrava un errore e' diventato un rafforzamento del discorso e in realta' mi facevano guadagnare qualcosa.”
William Kentridge

Le video animazioni di William Kentridge danno vita ad un mondo bianco e nero, in cui a ogni nuovo colpo di grafite sembra sempre corrispondere una cancellatura, un pentimento.
Un mondo in tumulto,dove gli oggetti si sciolgono, le persone sembrano liquefarsi e il paesaggio è inondato da misteriosi liquami che travolgono la volontà degli uomini. Le sue opere si svolgono in un montaggio che prosegue per libere associazioni, in un flusso di coscienza in cui le immagini, tanto rudimentali quanto evocative, si collegano l’una all’altra in sequenze oniriche che riportano ai deliri di Joyce e alle visioni di Magritte.

“Nel descrivere un’epopea personale che si intreccia con traumi collettivi, Kentridge costituisce un caso solitario nella storia dell’arte più recente, ed è unanimemente riconosciuto come uno degli artisti sudafricani più importanti al mondo”.
(da Cecilia Alemanni, William Kentridge, Milano, Electa, 2006)

“I miei disegni non hanno inizio da un ‘bel tratto’. Deve trattarsi di un segno di qualcosa che esista lì fuori nel mondo. Non deve essere un disegno preciso,ma deve scaturire da un’osservazione e non da qualcosa che sia astratta come un’emozione.[…] Uso quasi sempre il carboncino, a volte è un tratto su un foglio, altre, due tratti dimensionali, altre,invece, filmo i disegni mentre li realizzo, passo per passo, e il movimento diventa allora l’origine di future opere filmiche: due azioni che attraversano il tempo."
William Kentridge

Tutti i suoi film sono nati senza una storyboard o una sceneggiatura, e questo spiega i frammenti discordanti e incoerenti, che richiedono, da parte dello spettatore, grande comprensione, per tentare di dare un senso narrativo, per creare a posteriori la sceneggiatura del film.
“No, non lavoro su una sceneggiatura definita a priori cerco di lavorare su delle immagini iniziali su cui ci costruisco intorno una storia. Non riesco a lavorare in "astratto", ho bisogno di partire da immagini "concrete" su cui poi ricavare una storia. Analogamente nei lavori teatrali a cui ho lavorato cerco di partire senza una sceneggiatura definita in tutti i dettagli, almeno inizialmente. Parto da un'immagine centrale a cui si aggiunge un prima e un dopo.”
William Kentridge
Kentridge esplora il modo in cui la coscienza si forma attraverso il mutarsi delle nostre concezioni della storia e dei luoghi, e osserva come costruiamo queste storie e che cosa facciamo di esse. Propone una visione della vita come un processo in continuo cambiamento piuttosto che come un mondo controllato dai fatti.
Tutta la sua opera la considero come un flusso di coscienza tradotto per immagini, dove storia ed esperienze di vita vissuta si mescolano e danno vita a narrazioni che si riferiscono non solo a chi ha fatto parte di quella storia, ma si riferisce ad ognuno mettendolo in relazione con la propria storia e la propria coscienza.
Trovo le sue animazioni davvero entusiasmanti, che sanno evocare forti emozioni e che trasmettono tutta quell’inquietudine che ci appartiene attraverso ogni segno o cancellatura.
Osservando il suo lavoro ho trovato molte analogie con il mio percorso artistico e, soprattutto, sono veramente rimasto stupito, ancora una volta, dal disegno e dalle sue potenzialità, di quanto un segno di grafite o qualsiasi altra cosa sappia evocare e trasmettere riuscendo a scuotere e a volte commuovere più di ogni altro mezzo.
Sono davvero molto contento di essermi “imbattuto” nel lavoro di questo artista che sicuramente, d’ora in poi seguirò con molto interesse

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